aspetti dello sviluppo e della regressione; eziologia

icona per espandere il menu interno
Table of Contents

VOLUME SECONDO - PRIMA SERIE DI LEZIONI

Parte terza
TEORIA GENERALE DELLE NEVROSI






Lezione 22

ASPETTI DELLO SVILUPPO E DELLA REGRESSIONE; ETIOLOGIA





Signore e Signori, abbiamo visto che la funzione della libido percorre un lungo sviluppo prima di poter entrare, nel modo definito normale, al servizio della riproduzione. Vorrei ora illustrarvi il significato che ha questa circostanza per l'origine delle nevrosi. Credo che non ci scostiamo dagli insegnamenti della patologia generale supponendo che un simile sviluppo comporti due pericoli: in primo luogo quello dell'inibizione e, in secondo luogo, quello della regressione. Ciò significa che, data la generale tendenza dei processi biologici alla variazione, avverrà inevitabilmente che non tutte le fasi preparatorie verranno attraversate ugualmente bene e superate in modo compiuto: alcune componenti della funzione verranno trattenute permanentemente a questi stadi più primitivi e il quadro complessivo dello sviluppo sarà caratterizzato da una certa dose di inibizione evolutiva. Cerchiamo in altri campi analogie con questi processi. Quando un intero popolo abbandonava le sue sedi per cercarne di nuove, com'é spesso accaduto in epoche remote della storia umana, certamente non giungeva nel nuovo paese nella sua totalità. A prescindere da altre perdite, succedeva certo continuamente che piccoli gruppi o bande di migranti si fermassero lungo il cammino e si stanziassero in queste località intermedie mentre il grosso proseguiva. Oppure, per cercare paragoni più prossimi, voi sapete che nei mammiferi superiori le ghiandole germinali maschili, che sono situate originariamente molto all'interno nella cavità addominale, in un certo periodo della vita intrauterina intraprendono una migrazione che le porta quasi immediatamente sotto la pelle dell'estremità pelvica. Come conseguenza di questa migrazione, in un certo numero di individui maschi si riscontra che uno degli organi appaiati é rimasto nella cavità pelvica o ha trovato un assestamento permanente nel cosiddetto canale inguinale attraversato da entrambi gli organi nella loro migrazione, o almeno che questo canale é rimasto aperto, nonostante normalmente si chiuda non appena é avvenuto il mutamento di posizione delle ghiandole germinali. Quando da giovane studente eseguii il mio primo lavoro scientifico sotto la direzione di von Brocke, ebbi a occuparmi dell'origine delle radici nervose posteriori nel midollo spinale di un piccolo pesce, di conformazione ancora molto arcaica. Trovai che le fibre nervose di queste radici provengono da grandi cellule del corno posteriore della sostanza grigia, il che non avviene più in altri vertebrati. Ma subito dopo scoprii anche che cellule nervose di questo tipo si riscontrano al di fuori della sostanza grigia, lungo l'intero percorso fino al cosiddetto ganglio spinale della radice posteriore, dal che trassi la conclusione che le cellule di questi mucchi di gangli sono migrate dal midollo spinale seguendo il percorso delle radici dei nervi. Questo ci é dimostrato anche dalla storia dell'evoluzione; in questo piccolo pesce, tuttavia, l'intero cammino della migrazione era reso riconoscibile da cellule rimaste indietro. Se approfondite questi paragoni, non vi sarà difficile scoprirne i punti deboli.

Vengo quindi direttamente al mio enunciato secondo il quale dall'esame di ogni singola tendenza sessuale é possibile stabilire che alcune componenti di essa si sono arrestate a stadi precedenti dello sviluppo, anche se altre possono avere raggiunto la meta finale. Come vedete noi ci rappresentiamo ognuna di tali tendenze come una corrente ininterrotta che procede sin dall'inizio della vita ma che noi scomponiamo, in certo qual modo artificialmente, in successivi e separati sbalzi. La vostra impressione che questo modo di rappresentarsi le cose abbisogni di un ulteriore chiarimento é giustificata, ma il tentativo ci condurrebbe troppo lontano. Lasciate che vi dica soltanto che un simile arresto di una tendenza parziale a uno stadio anteriore verrà da noi indicato col termine fissazione (fissazione, cioè, della pulsione). Il secondo pericolo di un tale sviluppo per stadi consiste nel fatto che anche le parti che si sono spinte più avanti possono facilmente ritornare, con movimento retrogrado, a uno di questi stadi precedenti, processo che noi chiamiamo regressione. La tendenza sarà indotta a regredire in tal modo quando nell'esercizio della sua funzione nella forma successiva o più altamente evoluta, quando cioè persegue la meta che procura soddisfacimento, si imbatte in potenti ostacoli esterni. E' lecito supporre che fissazione e regressione non siano indipendenti l'una dall'altra. Quanto più forti saranno le fissazioni lungo il cammino dello sviluppo, tanto più la funzione schiverà le difficoltà esterne regredendo fino alle fissazioni medesime; e tanto più, quindi, la funzione che viene dispiegandosi si dimostrerà incapace di resistere, durante il suo decorso, agli ostacoli esterni. E' come se un popolo in movimento lasciasse dietro di sé forti distaccamenti nei luoghi di tappa della sua migrazione, e venisse spontaneo a coloro che si sono spinti più avanti ritirarsi fino a quei luoghi nel caso di sconfitta o di scontro con un nemico troppo forte; d'altra parte il pericolo di sconfitta incomberà tanto maggiormente quanto più numerosi saranno coloro che nel corso della migrazione sono rimasti indietro. E' importante, per la vostra comprensione delle nevrosi, che non perdiate di vista il rapporto tra fissazione e regressione. Otterrete in tal modo un solido ancoraggio quando dovrete affrontare - cosa che faremo fra poco - il problema dell'etiologia delle nevrosi, ossia delle loro cause. Per il momento ci soffermeremo ancora sulla regressione. Secondo quanto vi é noto a proposito dello sviluppo della funzione libidica, avete motivo di aspettarvi due tipi di regressione: ritorno ai primi oggetti investiti dalla libido, che, come é noto, sono di natura incestuosa, e ritorno dell'intera organizzazione sessuale a stadi precedenti. Entrambi questi tipi di regressione compaiono nelle nevrosi di traslazione e svolgono un ruolo importante nel loro meccanismo. Specialmente il ritorno della libido ai primi oggetti incestuosi é un tratto che si riscontra nei nevrotici con una regolarità addirittura estenuante. Avremmo molto di più da dire sulla regressione della libido se prendessimo in considerazione anche un altro gruppo di nevrosi, quelle cosiddette narcisistiche, ma al presente non intendiamo farlo. Queste affezioni ci dischiudono ulteriori processi di sviluppo della funzione libidica che finora non abbiamo ancora menzionato, e ci mostrano di conseguenza anche nuovi tipi di regressione. Credo però che per ora vi devo ammonire soprattutto a non confondere regressione con rimozione aiutandovi a chiarire le relazioni che esistono tra questi due processi. Come rammenterete, la rimozione é quel processo per il quale un atto capace di diventare cosciente, un atto quindi che appartiene al sistema PREC [abbreviazione di preconscio], viene reso inconscio, ossia respinto nel sistema INC. E, parimenti, parliamo di rimozione quando l'atto psichico inconscio non viene ammesso nemmeno nel vicino sistema preconscio, ma viene rimandato indietro dalla censura quando perviene alla soglia di esso. Il concetto di rimozione non implica dunque alcuna relazione con la sessualità; vi prego di notarlo bene. Esso designa un processo puramente psicologico, che possiamo caratterizzare ancor meglio chiamandolo "topico". Vogliamo dire con ciò che esso ha a che fare con le località psichiche di cui abbiamo supposto l'esistenza o, lasciando cadere questa grossolana immagine ausiliaria, con la struttura dell'apparato psichico in sistemi psichici separati. Il confronto che abbiamo stabilito attira per la prima volta la nostra attenzione sul fatto che finora abbiamo impiegato la parola "regressione" non nel suo significato generale, ma in un significato del tutto particolare. Date alla regressione il suo senso generale, quello di un ritorno da uno stadio superiore dello sviluppo a uno inferiore, e anche la rimozione può rientrare nel concetto di regressione, poiché anch'essa può essere descritta come ritorno a uno stadio precedente e inferiore nello sviluppo di un atto psichico. Nel caso della rimozione, però, questo movimento regressivo non ci interessa perché, in senso dinamico, parliamo di rimozione anche quando un atto psichico viene trattenuto allo stadio inferiore dell'inconscio. Rimozione é appunto un concetto topico-dinamico, regressione un concetto puramente descrittivo. Con ciò che abbiamo finora chiamato regressione e messo in rapporto con la fissazione, intendevamo invece esclusivamente il ritorno della libido a tappe precedenti del suo sviluppo, quindi qualcosa che é sostanzialmente diverso dalla rimozione e del tutto indipendente da essa. D'altronde non possiamo definire la regressione della libido un processo puramente psichico né sappiamo quale localizzazione assegnarle nell'apparato psichico. Per forte che sia il suo influsso sulla vita psichica, nella regressione il fattore organico é tuttavia il più saliente. Discussioni come questa, Signori, non possono non diventare aride in certa misura. Volgiamoci alla clinica, per trarne applicazioni un po' più suggestive. Voi sapete che l'isteria e la nevrosi ossessiva sono le due principali rappresentanti del gruppo delle nevrosi di traslazione. Ora, nell'isteria c'é sì, e del tutto regolarmente, una regressione della libido agli oggetti sessuali primari, incestuosi, ma non c'é praticamente regressione alcuna a stadi precedenti dell'organizzazione sessuale. In compenso, la parte principale nel meccanismo isterico spetta alla rimozione. Se posso permettermi di completare con una costruzione teorica quanto abbiamo finora accertato a proposito di questa nevrosi, potrei descrivere la situazione nel seguente modo: l'unificazione delle pulsioni parziali sotto il primato dei genitali é raggiunta, ma i suoi risultati si scontrano con la resistenza del sistema preconscio collegato con la coscienza. L'organizzazione genitale vale dunque per l'inconscio, ma non altrettanto per il preconscio; e questo rifiuto da parte del preconscio porta alla formazione di un quadro che ha certe affinità con lo stato che precede il primato dei genitali. Eppure é qualcosa di completamente diverso. Delle due regressioni della libido, quella a una fase precedente dell'organizzazione sessuale é di gran lunga la più appariscente. Poiché essa manca nell'isteria, e poiché l'intera nostra concezione delle nevrosi si trova ancora eccessivamente sotto l'influsso dello studio dell'isteria che ha preceduto le altre indagini nel tempo, il significato della regressione della libido ci é divenuto chiaro molto più tardi di quello della rimozione. Dobbiamo aspettarci che le nostre vedute subiscano ulteriori ampliamenti e sovvertimenti, quando, oltre all'isteria e alla nevrosi ossessiva, potremo prendere in considerazione anche le altre nevrosi, quelle narcisistiche. Nella nevrosi ossessiva, al contrario, il fatto più appariscente e che determina le manifestazioni sintomatiche é la regressione della libido allo stadio preliminare dell'organizzazione sadico-anale. L'impulso amoroso deve qui mascherarsi da impulso sadico. La rappresentazione ossessiva "vorrei ucciderti", una volta liberata da certe aggiunte (che però non sono casuali bensì indispensabili) in fondo non significa altro che: "vorrei goderti in amore". Se a questo aggiungete che nel contempo ha avuto luogo una regressione oggettuale, talché questi impulsi valgono soltanto per le persone più prossime e più care, potete farvi un'idea dell'orrore che queste ossessioni suscitano nel malato e al tempo stesso del carattere di estraneità con cui si presentano alla sua percezione cosciente. Ma anche la rimozione ha nel meccanismo di queste nevrosi una gran parte, che comunque non é facile illustrare in un'introduzione rapida come la nostra. Una regressione della libido senza rimozione non darebbe mai luogo a una nevrosi, ma sfocerebbe piuttosto in una perversione. Da ciò potete rendervi conto che é la rimozione il processo che più specificamente compete alla nevrosi e meglio la caratterizza. Forse avrò ancora occasione di esporvi quel che sappiamo sul meccanismo delle perversioni, e vedrete allora che anche qui nulla procede in modo così semplice come ci piacerebbe ipotizzare.

Signori, penso che l'esposizione che avete or ora ascoltato sulla fissazione e sulla regressione della libido vi apparirà nella sua giusta luce se la considererete come una preparazione all'indagine sull'etiologia delle nevrosi. A questo riguardo mi sono limitato finora a dirvi che gli uomini si ammalano di nevrosi quando viene tolta loro la possibilità di soddisfare la propria libido - quindi per "frustrazione", come mi espressi - e che i loro sintomi sono appunto il sostituto del soddisfacimento non concesso. Naturalmente questo non doveva significare che ogni frustrazione del soddisfacimento libidico rende nevrotico colui che ne é colpito, ma semplicemente che l'elemento della frustrazione era dimostrabile in tutti i casi esaminati di nevrosi. La proposizione non é quindi reversibile. Voi, certamente, avrete anche compreso che quell'affermazione non pretendeva di svelare per intero l'enigma dell'etiologia delle nevrosi, ma ne metteva in rilievo solo una condizione importante e indispensabile. Sorge ora il dubbio se, nel proseguire la discussione di tale asserto, dobbiamo attenerci alla natura della frustrazione o al particolare carattere di colui che ne é colpito. La frustrazione, invero, é ben di rado unilaterale e assoluta; e certo, per agire in senso patogeno, bisogna che colpisca l'unico modo di soddisfacimento che la persona pretende e di cui é capace. Ma in generale ci sono moltissime vie che consentono di sopportare la privazione del soddisfacimento libidico senza ammalarsi. Innanzitutto conosciamo uomini che sono in grado di assumersi una simile privazione senza danno: non sono felici, soffrono di nostalgia, ma non si ammalano. Poi dobbiamo prendere in considerazione il fatto che proprio gli impulsi di natura sessuale sono, se così posso esprimermi, straordinariamente plastici. Possono sostituirsi l'uno con l'altro, l'uno può assumere su di sé l'intensità dell'altro; se il soddisfacimento di uno viene frustrato dalla realtà, il soddisfacimento di un altro può offrire piena compensazione. Malgrado il loro assoggettamento al primato dei genitali, essi sono tra loro in relazione come una rete di canali comunicanti pieni di liquido: il che non é agevolmente unificabile in una sola immagine. A ciò si aggiunga che le pulsioni parziali della sessualità, così come l'aspirazione sessuale cui queste danno luogo, mostrano una grande capacità di mutare il loro oggetto, di scambiarlo con un altro, quindi anche con un oggetto più facilmente attingibile. Questa spostabilità e disponibilità ad accettare surrogati non possono non operare potentemente in senso contrario all'effetto patogeno di una frustrazione. Tra questi processi che preservano dall'ammalarsi per privazione ce n'é uno che ha acquisito un particolare significato per la civiltà. Esso consiste nel fatto che la tendenza sessuale abbandona la sua meta rivolta al piacere parziale o al piacere riproduttivo e ne accetta un'altra che é geneticamente connessa a quella lasciata, ma non deve più essere chiamata sessuale bensì sociale. Adeguandoci alla valutazione generale, che pone i fini sociali a un livello più alto rispetto ai fini sessuali, che in fondo sono egocentrici, chiamiamo questo processo "sublimazione". La sublimazione rappresenta del resto solo uno dei modi specifici con cui le tendenze sessuali si appoggiano ad altre tendenze non sessuali. Di esso dovremo parlare ancora in un altro contesto. Avrete ora l'impressione che, con tutti questi ripieghi per sopportare la privazione, il suo significato sia ridotto a zero. Invece no, essa mantiene il suo potere patogeno. Le contromisure non sono in genere sufficienti. C'é un limite all'importo di libido insoddisfatta che gli uomini possono mediamente sostenere. Non é affatto vero che la plasticità o libera mobilità della libido si conservi pienamente in tutti, e la sublimazione non può mai liquidare se non una certa frazione di libido, a prescindere dal fatto che a molte persone la capacità di sublimare é concessa solo in scarsa misura. La più importante di queste restrizioni é evidentemente quella relativa alla mobilità della libido, poiché essa fa dipendere il soddisfacimento dell'individuo dal raggiungimento di un numero molto esiguo di mete e di oggetti. A questo punto, ricordatevi che da uno sviluppo incompleto della libido possono risultare fissazioni libidiche molto cospicue, eventualmente anche molteplici, a fasi precedenti dell'organizzazione sessuale e del rinvenimento dell'oggetto, e ricordatevi che in queste situazioni é perlopiù impossibile un effettivo soddisfacimento; riconoscerete allora nella fissazione della libido il secondo potente fattore che, insieme alla frustrazione, concorre a determinare la malattia. Potete dire, con un'abbreviazione schematica, che la fissazione libidica rappresenta il fattore predisponente, interno, e la frustrazione quello accidentale, esterno, dell'etiologia delle nevrosi. Colgo qui l'occasione per mettervi in guardia dal prendere partito in una disputa assolutamente inutile. Negli affari della scienza é molto in voga isolare una parte della verità, metterla al posto del tutto e poi, per favorirla, combattere il resto, che non é meno vero. In questo modo si sono già scisse dal movimento psicoanalitico parecchie correnti, delle quali l'una riconosce solo le pulsioni egoistiche e sconfessa per contro quelle sessuali, mentre l'altra considera solo l'influsso dei compiti reali della vita trascurando l'importanza del passato individuale; e così via. Ora, qui si presenta lo spunto per un'analoga opposizione e controversia: sono le nevrosi malattie endogene o esogene? Sono esse l'inevitabile conseguenza di una certa costituzione o sono invece il prodotto di certe impressioni vitali dannose (traumatiche)? In particolare traggono origine dalla fissazione della libido (e dagli altri aspetti della costituzione sessuale) oppure dalla pressione della frustrazione? Questo dilemma non mi sembra, tutto sommato, più saggio di quest'altro che potrei porvi: il bambino nasce perché generato dal padre o perché concepito dalla madre? Entrambe le condizioni sono ugualmente indispensabili, rispondete con ragione. Nella genesi delle nevrosi il rapporto, se non del tutto identico, é tuttavia molto simile. Dal punto di vista etiologico i casi di malattie nevrotiche si dispongono in una serie entro la quale entrambi i fattori - costituzione sessuale ed esperienza, oppure, se preferite, fissazione della libido e frustrazione - sono presenti in modo tale che quando l'uno cresce, l'altro diminuisce. A un capo della serie ci sono i casi estremi, dei quali potete dire con convinzione: questi individui, in seguito al singolare sviluppo della loro libido, si sarebbero ammalati in ogni caso, quali che fossero state le loro esperienze, per quanto accuratamente la vita li avesse risparmiati. All'altro capo vi sono i casi di coloro a proposito dei quali, viceversa, dovete ritenere che sarebbero certamente scampati alla malattia se la vita non li avesse messi in questa o in quella situazione. Nei casi all'interno della serie, un più o un meno di costituzione sessuale predisponente si combina con un meno o un più di esigenze infauste della vita. Se costoro non avessero avuto tali esperienze, la loro costituzione sessuale non li avrebbe portati alla nevrosi, e queste esperienze non avrebbero avuto su di loro un effetto traumatico se le condizioni della libido fossero state diverse. In questa serie posso forse concedere una certa preponderanza all'importanza dei fattori predisponenti, ma anche questa concessione dipende da quanto volete estendere le frontiere del nervosismo. Signori, vi propongo di dare a serie come queste il nome di "serie complementari", e vi avverto che avremo ancora occasione di costituirne altre di simili. La tenacia con la quale la libido rimane attaccata a determinate direzioni e oggetti, la "viscosità", per così dire, della libido, ci appare come un fattore indipendente, individualmente variabile, le cui determinanti ci sono completamente sconosciute, ma la cui importanza per l'etiologia delle nevrosi non correremo più il rischio di sottovalutare. Non dobbiamo però nemmeno sopravvalutare l'intimità di questo rapporto. Infatti una simile "viscosità" della libido compare anche - per ragioni ignote e in svariate circostanze - nella persona normale e si riscontra come fattore determinante negli individui che in certo senso sono il contrario dei nervosi, cioè nei pervertiti. Già prima dell'avvento della psicoanalisi (vedi Binet) era noto che nell'anamnesi dei pervertiti si scopre assai spesso un'impronta molto precoce di un'anormale direzione pulsionale o scelta oggettuale, alla quale la libido di queste persone é rimasta poi ancorata per tutta la vita. Spesso non si può dire che cosa sia stato a rendere questa impronta capace di esercitare un'attrazione tanto intensa sulla libido. Voglio raccontarvi un caso di questo genere da me stesso osservato. Si trattava di un uomo per il quale oggi il genitale e tutte le altre attrattive della donna non significano nulla, mentre può essere messo in uno stato di irresistibile eccitazione sessuale solo da un piede con una calzatura di forma particolare. Egli era in grado di ricordare un episodio risalente al suo sesto anno di età, che divenne determinante per la fissazione della sua libido. Era seduto su uno sgabello accanto alla governante, dalla quale doveva prendere lezione di inglese. La governante, una secca zitellona, per niente bella, dagli occhi di un azzurro slavato e dal naso camuso, aveva quel giorno male a un piede e lo teneva perciò disteso su un cuscino, rivestito da una pantofola di velluto, mentre la gamba era nascosta nel modo più decente. Un piede così magro e scarno, come quello che aveva visto allora alla governante, divenne tosto, dopo un timido tentativo di normale attività sessuale nella pubertà, il suo unico oggetto sessuale, e quest'uomo era irresistibilmente attratto se al piede si accompagnavano altre caratteristiche capaci di rammentargli la governante inglese. Questa fissazione della sua libido, tuttavia, non lo fece diventare un nevrotico, bensì un pervertito, un feticista del piede, come noi diciamo. Vedete dunque che, sebbene una fissazione eccessiva della libido, e per di più prematura, sia indispensabile per la genesi delle nevrosi, la sua sfera d'azione oltrepassa di molto il campo delle nevrosi. Anche questa condizione é di per sé sola tanto poco decisiva quanto quella sopra menzionata della frustrazione.

Il problema delle cause delle nevrosi sembra dunque farsi più complicato. In effetti l'indagine psicoanalitica ci porta a conoscenza di un nuovo fattore non ancora preso in considerazione nella nostra serie etiologica, fattore che si riconosce nel modo migliore nei casi in cui improvvisamente quello che fino allora era uno stato di salute viene a essere turbato dalla malattia nevrotica. In tali casi compaiono regolarmente i segni di un contrasto tra diversi impulsi di desiderio, o, come noi siamo abituati a dire, di un conflitto psichico. Una parte della personalità si fa interprete di certi desideri, un'altra vi si oppone e li respinge. Senza un simile conflitto non c'é nevrosi. Ora, sembrerebbe non esserci niente di particolare in questo: la nostra vita psichica, come sapete, é mossa incessantemente da conflitti cui dobbiamo dare una risoluzione. Perché simili conflitti diventino patogeni, devono quindi essere assolte particolari condizioni. Poniamoci la domanda quali siano queste condizioni, tra quali forze psichiche si svolgano questi conflitti patogeni, e in che rapporto stia il conflitto con gli altri fattori causali. Spero di poter dare a questi interrogativi risposte adeguate, per quanto ridotte in forma schematica. Il conflitto viene suscitato dalla frustrazione, che fa sì che la libido, privata del suo soddisfacimento, sia costretta a cercarsi altri oggetti e altre vie. Presupposto del conflitto é che queste altre vie e oggetti suscitino l'opposizione di una parte della personalità, così che ne segua un veto tale da rendere in un primo tempo impossibile il nuovo modo di soddisfacimento. Da qui procede, verso la formazione dei sintomi, la strada che seguiremo più avanti. Le tendenze libidiche respinte riescono ugualmente a imporsi per certe vie indirette, ma, in verità, non senza tener conto, mediante certe deformazioni e attenuazioni, dell'opposizione. Le vie indirette sono appunto quelle della formazione dei sintomi; i sintomi sono il soddisfacimento nuovo o sostitutivo, che é diventato necessario a causa della frustrazione. Si può adeguatamente esprimere l'importanza del conflitto psichico anche in un altro modo, affermando cioè che alla frustrazione esterna, affinché agisca in senso patogeno, deve aggiungersi la frustrazione interna. Frustrazione interna ed esterna si riferiscono in tal caso, com'é ovvio, a vie e a oggetti diversi. La frustrazione esterna toglie una possibilità di soddisfacimento, la frustrazione interna vorrebbe escludere un'altra possibilità in relazione alla quale nasce il conflitto. Io dò la preferenza a questa seconda descrizione, perché possiede un contenuto segreto. Essa infatti accenna alla possibilità che gli impedimenti interni abbiano avuto origine da ostacoli esterni reali nei primordi dell'evoluzione umana. Ma quali sono le forze da cui scaturisce l'opposizione alla tendenza libidica, ossia l'altro polo del conflitto patogeno? Sono, in termini generalissimi, le forze pulsionali non sessuali. Noi le raggruppiamo sotto il nome di "pulsioni dell'Io"; la psicoanalisi delle nevrosi di traslazione non ci garantisce alcun accesso alla loro ulteriore scomposizione; al massimo veniamo a conoscerle, entro certi limiti, attraverso le resistenze che si oppongono all'analisi. Il conflitto patogeno é quindi un conflitto tra le pulsioni dell'Io e quelle sessuali. In tutta una serie di casi, esso ha l'aria di essere altresì un conflitto tra differenti tendenze puramente sessuali. In fondo é però lo stesso poiché, delle due tendenze sessuali che si trovano in conflitto, l'una, per così dire, é sempre in sintonia con l'Io, mentre l'altra provoca la difesa dell'Io. Rimane quindi un conflitto tra l'Io e la sessualità. Signori, tante e tante volte, allorché la psicoanalisi ha preteso che un certo accadimento psichico fosse un esito delle pulsioni sessuali, le si é fatto osservare, con un atteggiamento di irritata difesa, che l'uomo non é fatto solo di sessualità, che nella vita psichica ci sono anche altre pulsioni e interessi oltre a quelli sessuali, che non "tutto" può esser fatto derivare dalla sessualità e così via. Orbene, fa veramente piacere trovarsi una volta tanto d'accordo con i propri avversari. La psicoanalisi non ha mai dimenticato che esistono anche forze pulsionali non sessuali, si é fondata sulla netta distinzione tra le pulsioni sessuali e quelle dell'Io e ha affermato, prima di ogni opposizione, non già che le nevrosi provengono dalla sessualità, bensì che debbono la loro origine al conflitto tra l'Io e la sessualità. Inoltre, non si può immaginare alcun motivo per cui la psicoanalisi contesterebbe l'esistenza o l'importanza delle pulsioni dell'Io solo perché cerca di portare in luce la funzione delle pulsioni sessuali nella malattia e nella vita. Semplicemente, ha avuto la ventura di occuparsi in prima linea delle pulsioni sessuali perché queste, attraverso le nevrosi di traslazione, sono diventate le più accessibili alla comprensione e perché le é spettato il compito di studiare ciò che altri avevano trascurato . Non corrisponde nemmeno a verità che la psicoanalisi non si sia curata affatto della componente non sessuale della personalità. Proprio la distinzione tra l'Io e la sessualità ci ha fatto riconoscere con particolare chiarezza che anche le pulsioni dell'Io sono protagoniste di un importante processo di sviluppo, il quale né é del tutto indipendente dalla libido né si effettua senza incidere a sua volta su di essa. Nondimeno conosciamo lo sviluppo dell'Io molto meno bene di come conosciamo lo sviluppo libidico, e questo perché solo lo studio delle nevrosi narcisistiche ci apre la prospettiva di penetrare nella struttura dell'Io. Tuttavia esiste già un ragguardevole tentativo di Ferenczi di costruire teoricamente gli stadi dello sviluppo dell'Io, e perlomeno in due punti abbiamo già acquisito solide basi per dare un giudizio su questo sviluppo. Non pensiamo affatto che gli interessi libidici di una persona si trovino a priori in contrasto con i suoi interessi di autoconservazione; al contrario l'Io si sforzerà in ogni stadio di rimanere in armonia con la propria organizzazione sessuale del momento e di uniformarsi a essa. Il succedersi delle singole fasi dello sviluppo libidico segue verosimilmente un programma prestabilito; ma non si può contestare che questo processo possa venire influenzato da parte dell'Io; parimenti, potrebbe essere previsto un certo parallelismo, una determinata corrispondenza tra le fasi di sviluppo dell'Io e quelle della libido; anzi, il turbamento di questa corrispondenza potrebbe costituire un fattore patogeno. Un aspetto per noi importante é dunque il comportamento dell'Io quando la sua libido, pervenuta a un certo livello di sviluppo, lascia dietro di sé una forte fissazione. L'Io può ammettere questo fatto e allora diventa pervertito, oppure, ciò che é lo stesso, infantile nella misura corrispondente. Oppure può mostrarsi contrario all'insediarsi della libido in quella certa posizione, e in tal caso sperimenta una RIMOZIONE là dove la libido ha subìto una FISSAZIONE. In questo modo giungiamo a renderci conto del fatto che il terzo fattore dell'etiologia delle nevrosi, l'inclinazione al conflitto, dipende tanto dallo sviluppo dell'Io quanto da quello della libido. La nostra visione delle cause delle nevrosi si é quindi fatta completa. Dapprima, quale presupposto generalissimo, la frustrazione; poi la fissazione della libido che spinge quest'ultima in determinate direzioni; e in terzo luogo l'inclinazione al conflitto derivante dallo sviluppo dell'Io che ha respinto tali impulsi libidici. La situazione, insomma, non é tanto intricata e difficile da penetrare come probabilmente vi é sembrata mentre ve la esponevo. Vero é, però, che non abbiamo finito: dobbiamo aggiungere ancora qualcosa di nuovo nonché analizzare ulteriormente questioni già note.

Per dimostrarvi l'influenza dello sviluppo dell'Io sulla formazione del conflitto e quindi sulla determinazione delle nevrosi, vorrei portarvi un esempio che, per la verità, é completamente inventato pur essendo verosimile sotto ogni aspetto. Rifacendomi a una farsa di Nestroy gli darò il titolo "Al pianterreno e al primo piano". Al pianterreno abita il custode, al primo piano il padrone di casa, un uomo ricco ed eminente. Entrambi hanno figli e noi supporremo che alla figlioletta del padrone di casa sia permesso giocare, incustodita, con la bambina proletaria. Può allora succedere molto facilmente che i giochi delle bambine assumano un carattere sconveniente, ossia sessuale, che giochino a "papà e mamma", che stiano a guardarsi l'un l'altra nelle funzioni intime e si stimolino i genitali. La figlia del custode, che nonostante i suoi cinque o sei anni ha potuto fare più di un'osservazione sulla sessualità degli adulti, può assumere in tutto questo la parte della seduttrice. Anche se non si protraggono a lungo, queste esperienze bastano ad attivare in entrambe le bambine certi impulsi sessuali che, dopo la cessazione dei giochi in comune, possono manifestarsi per alcuni anni sotto forma di masturbazione. Fin qui ciò che le bimbe hanno in comune; il risultato finale sarà invece molto diverso. La figlia del custode continuerà la masturbazione pressappoco fino alla comparsa delle mestruazioni e vi rinuncerà poi senza difficoltà; alcuni anni più tardi si prenderà un amante, forse avrà anche un bambino, imboccherà una strada o l'altra nella vita, che forse la porterà a diventare un'attrice popolare che finisce col diventare un'aristocratica. E' probabile che il suo destino sia meno brillante, ma in ogni caso porterà a termine la sua vita senza risentire dell'esercizio prematuro della sua sessualità, esente da nevrosi. Non così la figlioletta del padrone di casa. Quest'ultima avrà ben presto e ancora bambina il presentimento di aver fatto qualcosa che non andava fatto, rinuncerà di lì a breve, ma forse solo dopo una dura lotta, al soddisfacimento masturbatorio e ciononostante conserverà nella sua natura un che di oppresso. Quando, negli anni dell'adolescenza, avrà l'opportunità di apprendere qualche notizia sui rapporti sessuali umani, se ne ritrarrà con inesplicato orrore e preferirà perseverare nella sua ignoranza. Probabilmente soccomberà all'indomabile risorgente impulso a masturbarsi, del quale non oserà lamentarsi. Negli anni in cui, divenuta donna, dovrebbe piacere a un uomo, scoppierà in lei la nevrosi che la defrauderà del matrimonio e di tutte le sue speranze. Se ora, mediante l'analisi, si riuscirà a entrare nel meccanismo di questa nevrosi, risulterà che questa giovanetta beneducata, intelligente e di elevate aspirazioni, ha completamente rimosso i suoi impulsi sessuali, ma che questi, senza che lei ne sia cosciente, sono rimasti ancorati alle misere esperienze con la compagna di giochi della sua infanzia. La diversità di questi due destini, nonostante l'esperienza sia la stessa, dipende dal fatto che l'Io dell'una ha subìto uno sviluppo che non ha avuto luogo nell'altra. Alla figlia del custode l'attività sessuale é apparsa più tardi altrettanto naturale e ovvia quanto nell'infanzia. La figlia del padrone di casa ha subìto l'influsso dell'educazione accettandone le pretese. Il suo Io, persuaso dai suggerimenti istillatigli, si é formato un ideale di purezza e di astinenza con cui l'attività sessuale risulta incompatibile; la sua educazione intellettuale ha diminuito il suo interesse per il ruolo femminile al quale pure é destinata. A causa di questo superiore sviluppo morale e intellettuale del suo Io, é venuta a trovarsi in conflitto con le esigenze della sua sessualità.

Oggi intendo soffermarmi ancora su un secondo punto dello sviluppo dell'Io, sia per certi miei scopi, sia perché quanto segue é idoneo a giustificare la netta e non ovvia distinzione, che mi sta a cuore, tra le pulsioni dell'Io e quelle sessuali. Nel giudicare i due sviluppi, quello dell'Io e quello della libido, dobbiamo soffermarci su un aspetto che finora non é stato sovente tenuto in considerazione. Entrambi sono in fondo eredità, ripetizioni accorciate dello sviluppo che l'intera umanità ha percorso dai suoi primordi in un arco di tempo lunghissimo. Mi sembra di poter sostenere che nello sviluppo della libido questa origine filogenetica sia senz'altro individuabile. Considerate come in una classe di animali l'apparato genitale sia posto nel più stretto rapporto con la bocca, in un'altra non possa essere distinto dall'apparato escretorio, e in altre ancora sia collegato agli organi motori, tutte cose che trovate descritte in forma attraente nel prezioso libro di Bölsche. Negli animali si vedono, per così dire cristallizzate in organizzazione sessuale, tutte le specie di perversioni. Nel caso dell'uomo, invece, il punto di vista filogenetico viene in parte offuscato dalla circostanza che ciò che in fondo é ereditario viene purtuttavia acquisito ex novo nello sviluppo individuale, probabilmente per il fatto che sussistono e agiscono ancora su ogni singolo individuo le stesse condizioni che hanno resa necessaria a suo tempo l'acquisizione. Direi che a suo tempo esse hanno agito in senso creativo, mentre ora agiscono in senso evocativo. Oltre a ciò, é indubitabile che il corso dello sviluppo prestabilito può essere turbato e modificato in ogni singolo individuo dall'esterno, ad opera di influssi recenti. Noi però conosciamo questo potere, che ha imposto all'umanità un simile sviluppo e mantiene anche oggi la sua pressione nella medesima direzione; é ancora una volta la frustrazione della realtà, oppure, dandole il suo vero grande nome, la Necessità che domina la vita: la "Ananke". Essa é stata una severa educatrice e ha ottenuto molto da noi. I nevrotici rientrano tra i figli nei quali questa severità ha avuto cattivi risultati, ma questo é un rischio che si deve correre in ogni educazione.
Detto incidentalmente, questa valutazione della necessità vitale come motore dello sviluppo non necessariamente ci induce a prendere posizione contro l'importanza delle "tendenze evolutive interne", se di esse può essere dimostrata l'esistenza. Ora, é assai degno di nota il fatto che le pulsioni sessuali e di autoconservazione non si comportano allo stesso modo di fronte alle necessità che la realtà impone. Le pulsioni di autoconservazione, e tutto quanto é connesso con esse, sono più facili da educare; imparano presto ad adattarsi alla necessità e a regolare il loro sviluppo secondo i dettami della realtà. Ciò si può comprendere, dal momento che non possono procurarsi in alcun altro modo gli oggetti di cui abbisognano; senza questi oggetti l'individuo é destinato a soccombere. Le pulsioni sessuali sono più difficilmente educabili poiché all'inizio non hanno bisogno di un oggetto. Dal momento che si appoggiano, in certo qual modo da parassite, alle altre funzioni fisiologiche e si soddisfano autoeroticamente sul proprio corpo, sono in un primo tempo sottratte all'influsso educativo della necessità reale e mantengono per tutta la vita e nella maggior parte degli uomini, per un verso o per l'altro, questo carattere di autonomia e refrattarietà (ciò che noi chiamiamo "irragionevolezza"). Inoltre, l'educabilità dei giovani normalmente ha fine quando i loro bisogni sessuali si destano in modo definitivo in tutta la loro intensità. Gli educatori lo sanno e si comportano di conseguenza; e non é escluso che i risultati della psicoanalisi li indurranno a spostare la pressione principale dell'educazione sui primi anni dell'infanzia, a partire dall'epoca dell'allattamento. Nel quarto o quinto anno di vita il piccolo essere umano é spesso già compiuto e più tardi non fa che mettere a poco a poco in evidenza ciò che era già insito in lui. Per apprezzare appieno il significato della differenza indicata tra i due gruppi di pulsioni dobbiamo rifarci a cose lontane e introdurre una di quelle considerazioni che meritano di essere definite ECONOMICHE. Ci portiamo così in uno dei campi più importanti, ma purtroppo anche più oscuri, della psicoanalisi. La domanda che ci poniamo é se nel lavoro del nostro apparato psichico si possa riconoscere un'intenzione principale, e, in prima approssimazione, rispondiamo che questa intenzione c'é ed é rivolta al conseguimento di piacere. Sembra che l'intera nostra attività psichica sia intesa a conseguire piacere e a evitare dispiacere, che essa venga automaticamente regolata dal PRINCIPIO DI PIACERE. Ebbene, a proposito di ogni cosa ci piacerebbe sapere quali siano le condizioni per il sorgere del piacere e del dispiacere; ma é proprio ciò che ignoriamo. Possiamo arrischiarci ad affermare solo questo: che il piacere é legato IN QUALCHE MODO alla diminuzione, alla riduzione o alla estinzione della quantità di stimoli che operano nell'apparato psichico, mentre il dispiacere é legato a un suo incremento. L'esame del piacere più intenso accessibile all'uomo, il piacere legato al compimento dell'atto sessuale, lascia pochi dubbi su questo punto. Poiché questi processi inerenti al piacere concernono QUANTITÀ' di eccitamento psichico o di energia psichica, definiamo economiche considerazioni di questo genere. Notiamo che possiamo descrivere il compito e la prestazione dell'apparato psichico anche in modo diverso e più generale che non accentuando il conseguimento di piacere. Possiamo dire che l'apparato psichico serve l'intento di padroneggiare e liquidare la massa di stimoli e la somma di eccitamenti che lo aggrediscono dall'esterno e dall'interno. Quanto alle pulsioni sessuali, é senz'altro evidente che, dall'inizio alla fine del loro sviluppo, operano in vista del conseguimento del piacere; esse conservano questa funzione originaria senza apportarle alcuna modifica. Allo stesso scopo aspirano inizialmente anche le altre pulsioni, quelle dell'Io; ma, sotto l'influsso di quella maestra di vita che é la Necessità, le pulsioni dell'Io imparano presto a sostituire il principio di piacere con una sua modificazione. Per esse il compito di evitare il dispiacere si pone quasi sullo stesso piano di quello del conseguimento del piacere; l'Io apprende che é inevitabile rinunciare al soddisfacimento immediato, rimandare il conseguimento del piacere, sopportare un po' di dispiacere e rinunciare totalmente a certe fonti di piacere. L'Io così educato é diventato "ragionevole", non si lascia più dominare dal principio di piacere, ma obbedisce al PRINCIPIO DI REALTÀ', che in fondo vuole anch'esso ottenere piacere, ma un piacere il quale, pur essendo rinviato nel tempo e più limitato, é garantito dalla considerazione della realtà. Il passaggio dal principio di piacere a quello di realtà é uno dei più importanti progressi nello sviluppo dell'Io. Sappiamo già che le pulsioni sessuali percorrono tardi e solo con riluttanza questo tratto dello sviluppo dell'Io, e più avanti apprenderete quali conseguenze abbia per l'uomo il fatto che la sua sessualità si accontenti di un rapporto così labile con la realtà esterna. E ora, a conclusione, ancora un'osservazione che rientra in questo argomento. Se l'Io dell'uomo ha il suo processo di sviluppo non meno della libido, non sarete sorpresi di apprendere che esistono anche le "regressioni dell'Io"; e vorrete sapere altresì quale ruolo possa svolgere nelle malattie nevrotiche questo ritorno dell'Io a fasi precedenti dello sviluppo.


📂 In questa sezioneIn this section