Il sogno: 9a lezione
sogni arcaici
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Sigmund Freud
PRIMA SERIE DI LEZIONI
Parte seconda
IL SOGNO
TRATTI ARCAICI E INFANTILISMO DEL SOGNO
Signore e Signori, ricolleghiamoci al risultato da noi raggiunto, secondo il quale il lavoro onirico, sotto l' influsso della censura onirica traspone i pensieri latenti del sogno in un altro modo di espressione. I pensieri latenti non sono diversi dai pensieri consci della nostra vita vigile, a noi ben noti. Il nuovo modo di espressione ci é però incomprensibile per molti suoi tratti. Abbiamo detto che esso risale a stadi del nostro sviluppo intellettuale che da gran tempo abbiamo superato, al linguaggio figurato, alla relazione simbolica, forse a condizioni che sono esistite prima dello sviluppo del nostro linguaggio concettuale. Per questo abbiamo chiamato ARCAICO o REGRESSIVO il modo di esprimersi del lavoro onirico. Da ciò potreste concludere che attraverso uno studio più approfondito del lavoro onirico dovremmo riuscire a ottenere preziosi chiarimenti sui non ben conosciuti inizi del nostro sviluppo intellettuale. Mi auguro che questo sia possibile, ma finora questo lavoro non é stato ancora iniziato. La preistoria cui il lavoro onirico ci riconduce é di due specie: in primo luogo la preistoria dell' individuo, l' infanzia; in secondo luogo, in quanto ciascun individuo nella sua infanzia ripete in certo qual modo in forma abbreviata l' intero sviluppo della specie umana, anche quest'altra preistoria, quella filogenetica. Si riuscirà a distinguere quale parte dei processi psichici latenti provenga dalla preistoria individuale e quale da quella filogenetica? Non lo ritengo impossibile. Mi pare, ad esempio, che la relazione simbolica, mai insegnata al singolo, abbia i requisiti per venir considerata un'eredità filogenetica. Non é questo, tuttavia, l' unico carattere arcaico del sogno. Tutti voi conoscete bene, per personale esperienza, la singolare amnesia concernente l' infanzia. Intendo il fatto che i primi anni di vita, fino al quinto, sesto o ottavo anno, non lasciano tracce nella memoria, al contrario delle esperienze vissute successivamente. E' vero che ci si imbatte in singole persone che possono vantare un ricordo ininterrotto dai loro primi esordi al momento presente; ma l' altro comportamento, caratterizzato da lacune mnestiche, é incomparabilmente più frequente. Ritengo che non ci si sia meravigliati a sufficienza di questo fatto. Il bambino é in grado di parlare bene a due anni, dimostra presto di raccapezzarsi in situazioni psichiche complicate, ha delle uscite che molti anni più tardi gli verranno raccontate, ma che avrà dimenticato. Con tutto ciò la memoria é migliore nei primi anni, perché meno sovraccarica che in seguito. Non c'é nemmeno motivo di ritenere la funzione mnemonica una prestazione mentale particolarmente elevata o difficile; al contrario, si può riscontrare una buona memoria anche in persone di livello intellettuale molto basso. Aggiungete a questo fatto una seconda particolarità degna di nota, e cioè che dal vuoto mnemonico che avvolge i primi anni dell' infanzia emergono singoli ricordi ben conservati, perlopiù percepiti in forma plastica, che non si capisce perché abbiano potuto, appunto, conservarsi. La nostra memoria fa una selezione nella massa di impressioni che ci colpiscono più tardi, ossia conserva ciò che per qualche verso é importante e lascia cadere l' irrilevante. Le cose si svolgono in tutt'altro modo coi ricordi infantili che sono stati conservati. Essi non corrispondono necessariamente a esperienze importanti degli anni infantili e nemmeno a quelle che avrebbero dovuto apparire tali dal punto di vista del bambino. Sono spesso talmente banali e insignificanti che non possiamo fare a meno di domandarci stupiti perché proprio quel singolo dettaglio é sfuggito all' oblio. Ho cercato a suo tempo, con l' aiuto dell' analisi, di affrontare l' enigma dell' amnesia infantile e dei residui mnestici che la interrompono, e sono giunto al risultato che anche il bambino ha conservato nel ricordo solamente ciò che é importante; solo che, attraverso i processi a voi già noti della condensazione, e in special modo dello spostamento, questi fatti importanti sono nel ricordo sostituiti da altri fatti, che appaiono irrilevanti. Per questo ho chiamato tali ricordi infantili RICORDI DI COPERTURA; mediante un'analisi radicale é possibile ricavare da essi tutto il materiale che é stato dimenticato. Nei trattamenti psicoanalitici si pone invariabilmente il compito di colmare questa lacuna della memoria infantile, e nei casi in cui la cura ha un certo successo, quindi con estrema frequenza, siamo effettivamente in grado di riportare alla luce il contenuto di quegli anni infantili coperti dall' oblio. Queste impressioni non sono mai state realmente dimenticate: erano solo inaccessibili, latenti, appartenevano all' inconscio. Tuttavia accade altresì che esse emergano spontaneamente dall' inconscio, e ciò avviene precisamente in rapporto con certi sogni. Dunque la vita onirica sa trovare l' accesso a questi ricordi infantili latenti. Begli esempi di ciò sono riportati nella letteratura e io stesso ho potuto fornire un contributo del genere. Sognai una volta, in un certo contesto, di una persona che doveva avermi reso un servizio e che vedevo distintamente davanti a me. Si trattava di un uomo privo di un occhio, di piccola statura, grasso, la testa profondamente incassata nelle spalle. Dal contesto stabilii che era un medico. Per fortuna potei chiedere a mia madre, ancora vivente, che aspetto avesse il medico del mio paese natale, da me lasciato a tre anni, e appresi da lei che era privo di un occhio, piccolo, grasso, la testa profondamente incassata nelle spalle; appresi anche in occasione di quale infortunio da me dimenticato egli mi aveva prestato aiuto. Questo poter disporre del materiale dimenticato dei primi anni infantili é quindi un altro tratto arcaico del sogno.
Lo stesso chiarimento vale per
un altro degli enigmi nei quali ci siamo finora imbattuti. Vi ricorderete
la nostra sorpresa quando scoprimmo che i sogni
sono suscitati da desideri fortemente malvagi e licenziosamente
sessuali, i quali hanno reso necessarie la censura e
la deformazione onirica. Quando interpretiamo al sognatore
un sogno di questo tipo, anche se, nel migliore
dei casi, egli non attacca la nostra interpretazione, pone però
sempre la domanda di dove gli sia venuto un tal desiderio,
dal momento che lo percepisce come estraneo ed é consapevole
del suo opposto. Possiamo dimostrare questa provenienza
senza esitazione. Questi impulsi di desiderio cattivi provengono
dal passato, spesso da un passato che non c poi lontanissimo.E' possibile provare che una volta essi erano noti e coscienti, anche
se oggi non lo sono più . La donna, il cui sogno significa
che vorrebbe vedere dinanzi a sé morta la sua unica figlia,
ora diciassettenne, scopre sotto la nostra guida
di aver effettivamente nutrito un tempo questo
desiderio di morte. La figlia é il
frutto di un matrimonio fallito, subito sciolto.
Una volta, quando ancora portava la figlia in seno, dopo
una violenta scenata col marito, in una crisi di rabbia si era percossa
il ventre coi pugni per uccidere il bambino.
Quante madri che oggi amano teneramente, forse troppo
teneramente i loro figli, li hanno concepiti malvolentieri e hanno desiderato
che la vita che portavano in
sé potesse non svilupparsi! Anzi, hanno anche tradotto
questo desiderio in azioni svariate, fortunatamente innocue.
Il loro desiderio di morte nei riguardi della persona
amata, che in seguito appare
così misterioso, trae quindi origine dai primi tempi
del loro rapporto con quella persona. Anche il padre il cui sogno dimostra
che egli desidera la morte del figlio maggiore,
il prediletto, sarà indotto a ricordare che questo desiderio
una volta non gli fu estraneo. Quando questo
figlio era ancora lattante, egli aveva spesso pensato, scontento
della propria scelta matrimoniale, che se il piccolo essere,
il quale non significava nulla per lui, fosse morto,
egli sarebbe stato di nuovo libero e avrebbe fatto miglior uso
della propria libertà . La medesima origine può
essere rintracciata per un gran numero di analoghi impulsi d'odio;
essi sono ricordi di qualcosa che appartiene al
passato, che una volta fu presente
alla coscienza ed ebbe il suo peso nella vita psichica. Sarete propensi
a concludere che tali desideri e sogni non possono presentarsi se
non sono intervenuti mutamenti di un certo tipo nei rapporti
con una persona, se questi rapporti
sono rimasti uguali fin dall' inizio. Sono
pronto a seguirvi in questa vostra deduzione, voglio soltanto avvertirvi
di non prendere in considerazione la lettera del
sogno, ma il suo significato a interpretazione
avvenuta. Può accadere che il sogno manifesto della
morte di una persona amata abbia soltanto assunto
una maschera spaventosa ma significhi qualcosa di completamente
diverso, oppure che la persona amata vada intesa
come l' ingannevole sostituto di qualcun altro. Sempre a questo proposito,
vi verrà spontanea un'altra domanda, molto più
seria, che é la seguente: "Anche se questo desiderio
di morte fu una volta presente e viene confermato dal ricordo,
ciò non é ancora una spiegazione. Esso é
da lungo tempo superato, oggi può essere presente
nell' inconscio, ma solo come un ricordo sprovvisto
di affetti, non come un impulso possente. Nulla parla in
favore di quest'ultimo. Perché mai dunque viene ricordato
dal sogno?". Questa domanda é veramente legittima.
Ogni tentativo di risposta ci porterebbe troppo
lontano e ci costringerebbe a prendere posizione nei
confronti di uno dei punti più importanti della
teoria del sogno. E io sono obbligato a rimanere nell' ambito della
nostra discussione e a stringere il discorso. Preparatevi quindi
a una rinuncia provvisoria. Accontentiamoci di
prendere atto che la dimostrazione del promovimento del sogno
da parte di questo desiderio superato é possibile, e continuiamo
a indagare se anche altri desideri cattivi ammettano la stessa derivazione
dal passato.
Rimaniamo ai desideri di eliminazione
di persone, che possiamo perlopiù far risalire all'
illimitato egoismo del sognatore. Si può dimostrare spessissimo
che il sogno si struttura in base a un desiderio
di tal genere. Ogni volta che nella vita qualcuno ci
ostacola il cammino - e quanto spesso ciò é inevitabile,
data la complessità dei rapporti umani! - il sogno é
subito pronto a farlo morire, si tratti pure del padre, della madre,
di un fratello, di un coniuge e così via. A suo tempo ci stupimmo
parecchio di questa malvagità della natura umana e non eravamo
certamente disposti ad ammettere senz'altro l' esattezza di questo
risultato dell' interpretazione dei sogni. Ma non appena
fummo indotti a cercare nel passato l' origine di tali desideri,
scoprimmo che c'é un periodo, nel passato di ognuno di noi,
nel quale questo egoismo e questi impulsi di desiderio, rivolti persino
contro le persone più prossime, non
hanno niente di sconcertante. Il bambino, proprio
in quei primi anni che più tardi
vengono avvolti da amnesia, mostra questo
egoismo spesso in forma estremamente marcata e
invariabilmente ne pone in risalto rudimenti o,
più esattamente, residui. Il bambino, per l' appunto,
ama innanzitutto sé stesso e solo
più tardi impara ad amare gli
altri, a sacrificare agli altri qualcosa del proprio Io.
Anche le persone che sembra amare fin dall' inizio, le ama innanzitutto
perché di esse ha bisogno, perché
non ne può fare a meno, dunque di nuovo per motivi egoistici.
Solo più tardi l' impulso ad amare si rende indipendente
dall' egoismo. In effetti EGLI HA IMPARATO AD AMARE DALL'EGOISMO.
A questo proposito può essere
istruttivo confrontare l' atteggiamento del bambino verso
i fratelli con quello verso i genitori. Il bambino piccolo
non ama necessariamente i suoi fratelli,
spesso palesemente non li ama affatto. E' indubbio che egli odia
in essi i propri concorrenti, ed é noto quanto
spesso questo atteggiamento permanga ininterrottamente
per molti anni, fino al tempo della maturità
e persino più in là
ancora. Abbastanza spesso a esso si sostituisce o, per
meglio dire, si sovrappone un atteggiamento più
affettuoso; ma quello ostile sembra essere
con assoluta regolarità il più
antico. Si può osservarlo con maggior facilità
in bambini da due anni e mezzo fino a
quattro o cinque anni, quando sopravviene
un nuovo fratellino. Questi ha perlopiù
un'accoglienza molto scortese. Espressioni quali:
"Non mi piace, voglio che la cicogna se lo riporti via"
sono assai frequenti. In seguito ogni occasione sarà
buona per denigrare il nuovo arrivato,
e tentativi di fargli persino del male, veri e propri attentati,
non sono niente di inaudito. Se la differenza
di età é minore, il bambino si trova già
davanti il concorrente quando in lui si risveglia un'attività
psichica più intensa, e gli
é più facile adattarsi.
Se la differenza é maggiore, il nuovo
bambino può risvegliare fin dall' inizio
una certa simpatia come oggetto interessante, come una specie di
bambola vivente, e con una differenza di età di otto
e più anni possono già entrare in
gioco, specie nelle femmine, impulsi premurosi, materni.
Ma diciamo il vero: se dietro il sogno di un adulto si
scopre il desiderio della morte dei fratelli, raramente é
il caso di trovarlo enigmatico e si può
indicarne senza difficoltà il prototipo nell'
infanzia o anche, abbastanza spesso, negli anni successivi della
convivenza. Non esiste probabilmente nessuna stanza dei giochi senza
violenti conflitti tra i suoi ospiti. I motivi sono la rivalità
per l' amore dei genitori, per la proprietà
comune, per lo spazio in cui muoversi. Gli impulsi ostili
si rivolgono sia verso i fratelli maggiori, sia
verso i minori. Credo sia stato Bernard Shaw a
formulare il detto:' "Di regola c'é solo
una persona che una ragazza inglese odia più
di sua madre; ed é la sorella maggiore". In questa
enunciazione c'é però qualcosa
che ci sconcerta. Ammettiamo pure, se proprio
é indispensabile, che l' odio e la rivalità
tra fratelli siano comprensibili, ma com'è possibile
che sentimenti d'odio s'introducano nel rapporto tra figlia
e madre, tra genitori e figli? Questo rapporto é senza dubbio
più favorevole dell' altro, anche dal
punto di vista del bambino. Ed é quanto
noi ci aspettiamo; troviamo molto più scandaloso se
manca l' amore tra genitori e figli che non se
manca tra fratelli. Nel primo caso abbiamo, per così
dire, reso sacro qualcosa che nell' altro abbiamo
lasciato profano. Cionondimeno l' osservazione quotidiana ci
mostra quanto spesso le relazioni emotive tra genitori e figli
adulti restino inferiori all' ideale innalzato
dalla società , quanto spesso l' ostilità
sia lì pronta e verrebbe espressa
se non venisse trattenuta da un misto di affetto e di pietà
filiale. I motivi di ciò sono universalmente
noti e mostrano una tendenza alla separazione
tra gli individui dello stesso sesso, la figlia dalla madre, il figlio
dal padre. La figlia trova nella madre l' autorità che limita
il suo volere e che é investita del compito di imporle
la rinuncia alla libertà sessuale,
richiesta dalla società ; inoltre nella madre trova,
in alcuni casi, anche la rivale che lotta per
non essere soppiantata. La stessa cosa si ripete, in modo ancor
più acuto, tra figlio e padre.
Per il figlio é personificata
nel padre ogni costrizione sociale sopportata
controvoglia; il padre gli sbarra l' accesso all' esercizio
della propria volontà , al godimento sessuale in giovane
età , e, dove esistono beni familiari comuni,
al godimento di questi. L'attesa della morte del
padre raggiunge, nel caso dell' erede al trono, un'intensità
che sfiora la tragedia. Meno minacciati appaiono i rapporti
tra padre e figlia, tra madre e figlio. Quest'ultimo
offre gli esempi più puri di un affetto immutabile, non turbato
da alcuna considerazione egoistica.
Perché parlo di queste cose che in fin dei conti sono luoghi comuni che tutti sanno? Perché esiste un'innegabile inclinazione a smentire che esse abbiano importanza nella vita e a spacciare per adempiuto, molto più di quanto realmente sia, l' ideale richiesto dalla società . Comunque é preferibile che sia lo psicologo a dire la verità e che questo compito non sia lasciato al cinico. D'altra parte la gente smentisce queste cose solo nella vita reale, mentre all' arte narrativa e drammatica é concesso servirsi della tematica che sorge dal turbamento di questo ideale. In numerosissimi casi non abbiamo quindi di che meravigliarci se il sogno rivela il desiderio di eliminare i genitori, particolarmente il genitore dello stesso sesso. E' lecito supporre che tale desiderio sia presente anche nella vita vigile e talvolta sia addirittura cosciente, quando può mascherarsi sotto un altro motivo come, nel caso del nostro sognatore dell' esempio 3, sotto la compassione per l' inutile sofferenza del padre. Di rado l' ostilità domina il rapporto in modo esclusivo, molto più spesso essa recede dinanzi a impulsi più affettuosi, dai quali viene repressa, e deve attendere fino a che un sogno, per così dire, la isoli. Ciò che nel sogno, in seguito a questo isolamento, si mostra in proporzioni enormi torna poi a rimpicciolirsi quando é reinserito dalla nostra interpretazione nel contesto della vita (1). Troviamo però questo desiderio onirico anche là dove non ha alcun sostegno nella vita e dove l' adulto non é mai costretto ad ammetterlo nello stato vigile. Ciò dipende dal fatto che il motivo più profondo e più costante dell' estraniamento, specie tra le persone del medesimo sesso, si é fatto valere già nell' infanzia. Mi riferisco alla competizione amorosa, con chiara accentuazione del carattere sessuale. Già da piccolo, il figlio comincia a sviluppare un'affettuosità particolare per la madre, che considera come cosa propria, e ad avvertire nel padre un rivale che gli contrasta questo possesso esclusivo; e, allo stesso modo, la figlioletta vede nella madre una persona che disturba il suo affettuoso rapporto con il padre e che tiene un posto che lei stessa potrebbe occupare molto bene. Apprendiamo dall' osservazione quanto sia precoce l' età cui risalgono questi atteggiamenti. Li designiamo col nome di "complesso edipico", perché la leggenda di Edipo realizza con un'attenuazione minima i due desideri estremi risultanti dalla situazione del figlio: uccidere il padre e prendere in moglie la madre. Non intendo sostenere che il complesso edipico esaurisca la relazione dei figli con i genitori; nulla di più facile che tale relazione sia molto più complicata. Inoltre il complesso edipico può essere più o meno pronunciato e può addirittura essere rovesciato; ma é un fattore che compare regolarmente e ha una grande importanza nella vita psichica infantile; é maggiore il pericolo di sottovalutare il suo influsso e quello degli sviluppi che ne conseguono, che non di sopravvalutarlo. Del resto spesso i bambini reagiscono con l' atteggiamento edipico a una sollecitazione dei genitori, i quali, nella loro predilezione, si lasciano guidare abbastanza spesso dalla differenza di sesso, così che il padre preferisce la figlia, la madre il figlio, oppure, nel caso di cattiva riuscita del matrimonio, li prendono come sostituto dell' oggetto del loro amore, che ha perso il suo valore. Non si può certo dire che il mondo sia stato riconoscente alla ricerca psicoanalitica per la scoperta del complesso edipico. Al contrario, questa ha suscitato la più violenta opposizione degli adulti, e certuni che avevano trascurato di partecipare al generale ripudio di questa relazione emotiva proscritta, o colpita da tabù , più tardi hanno riparato alla propria colpa sottraendo al complesso il suo valore per mezzo delle loro interpretazioni distorte. Secondo la mia immutata convinzione non c'é qui niente da smentire, niente da ammantare. C'é solo da familiarizzarsi con un fatto, che la stessa leggenda greca ha riconosciuto come nostro ineluttabile destino. E' interessante d'altronde che il complesso edipico, espulso dalla vita, sia stato lasciato alla poesia, messo per così dire a sua completa disposizione. Rank ha mostrato in uno studio accurato come proprio il complesso edipico abbia fornito all' arte drammatica una ricca tematica in infinite varianti, attenuazioni e travestimenti, ossia in quelle deformazioni che già conosciamo come opera della censura. Noi pertanto potremo attribuire questo complesso edipico anche a quei sognatori che sono stati così fortunati da sottrarsi ai conflitti coi propri genitori nella vita successiva. Intimamente legato a esso troviamo ciò che chiamiamo il COMPLESSO DI EVIRAZIONE, la reazione all' intimidazione sessuale o imbrigliamento dell' attività sessuale dell' infanzia, attribuiti al padre.
Indirizzati dalle indagini sinora
condotte allo studio della vita psichica infantile, potremo
ragionevolmente aspettarci di trovare colà anche
la spiegazione dell' origine degli altri
desideri onirici proibiti, cioé degli
eccessivi impulsi sessuali. Avvertiamo quindi l' urgenza di
studiare anche lo sviluppo della vita sessuale
infantile e apprendiamo da parecchie fonti quanto segue. E' innanzitutto
un errore insostenibile asserire che il bambino non
ha una vita sessuale e supporre che
la sessualità inizi soltanto al tempo della pubertà
, con la maturazione dei genitali. Al contrario, il
bambino ha fin dall' inizio una ricca vita
sessuale, che si differenzia in molti punti da quella ritenuta in
seguito normale. Ciò che noi chiamiamo "perverso" nella vita
degli adulti, si scosta dalla normalità nei seguenti
punti: primo, per l' incuranza della barriera tra le specie (dell'
abisso tra uomo e animale); secondo, per
lo scavalcamento della barriera del disgusto; terzo,
di quella dell' incesto (del divieto di ricercare soddisfacimento
sessuale con stretti consanguinei); quarto, di quella
dell' uguaglianza di sesso; e, quinto, per il trasferimento del
ruolo dei genitali ad altri organi e parti del corpo. Tutte
queste barriere non esistono fin dall' inizio, ma vengono
erette solo a poco a poco nel corso dello sviluppo e dell' educazione.
Il bambino piccolo ne é libero. Egli non conosce
ancora il grande abisso tra uomo e animale;
l' orgoglio con cui l' uomo si separa dall' animale cresce in lui solo
più tardi. Inizialmente non mostra alcun disgusto
di fronte agli escrementi, ma lo
apprende lentamente, indottovi dall' educazione; non
dà alcun particolare valore alla differenza tra i sessi,
e attribuisce anzi ai due sessi la stessa
conformazione dei genitali; rivolge le sue prime brame sessuali e
la sua curiosità sulle persone a lui più
vicine e, per altri motivi, più care: sui genitori,
sui fratelli, su chi ha cura di lui; e infine si evidenzia in lui
- ciò che più tardi proromperà
di nuovo al culmine del rapporto amoroso - il fatto che egli non
si aspetta piacere solo dalle parti sessuali, ma che
molte altre parti del corpo reclamano
per sé la medesima sensibilità
, permettono analoghe sensazioni di piacere e possono quindi
svolgere il ruolo di genitali. Il bambino può quindi
venir definito "perverso polimorfo" e, se esercita tutti questi impulsi
solo in forma rudimentale, ciò dipende, da una parte,
dalla loro minor intensità rispetto a
periodi successivi della vita, e dall' altra, dal
fatto che l' educazione reprime
subito energicamente tutte le manifestazioni sessuali del bambino. Questa
repressione prosegue poi, per così dire, nella
teoria, in quanto gli adulti si sforzano di
non vedere una parte delle
manifestazioni sessuali infantili e di
spogliare le altre, travisandole, della loro natura sessuale
fino al punto in cui riescono finalmente a sconfessare
il tutto. Sono spesso le stesse persone che prima, stando con i bambini,
infieriscono contro tutti i loro vizietti sessuali quelle che poi, a tavolino,
ne difendono la purezza sessuale. Nel caso in cui siano lasciati a sé
stessi, o sotto l' influenza di una seduzione, i bambini si esibiscono
spesso in prestazioni notevolissime di attività
sessuale perversa. Naturalmente gli adulti hanno ragione a non prenderle
sul serio, considerandole "bambinate" e "giochetti",
perché il bambino non può essere ritenuto pienamente
capace e responsabile né davanti al tribunale della morale
né davanti alla legge; ma intanto queste
cose esistono, hanno la loro importanza
sia come indizi di costituzione innata, sia
come cause e premesse di sviluppi successivi,
ci danno informazioni sulla vita sessuale infantile e quindi sulla vita
sessuale dell' uomo in genere. Se dunque dietro i nostri sogni deformati
ritroviamo tutti questi impulsi di desideri perversi, ciò
significa soltanto che il sogno ha compiuto anche in questo campo il cammino
a ritroso verso la condizione infantile. Un particolare rilievo
meritano ancora, tra questi desideri proibiti,
quelli incestuosi, cioè rivolti al rapporto sessuale con genitori
e fratelli. Sapete quale ribrezzo venga provato,
o perlomeno professato, nella società
umana verso un rapporto simile, e come siano insistenti
i divieti contro di esso. Si sono fatti gli sforzi più
immani per spiegare questo orrore per l'
incesto. Gli uni hanno supposto che si tratti di
preveggenza della natura riguardo alla riproduzione, preveggenza
che avrebbe trovato in questo divieto la propria rappresentanza psichica,
dato che i contatti tra consanguinei peggiorerebbero i caratteri
della razza; gli altri hanno sostenuto che, attraverso la convivenza fin
dall' infanzia, le brame sessuali vengono distolte dalle persone in questione.
In ambedue i casi, peraltro l' elusione dell' incesto
sarebbe assicurata automaticamente e non si comprenderebbe perché
siano necessarie severe proibizioni, che indicano piuttosto
la presenza di un'intensa aspirazione ad attuarlo.
Dalle ricerche psicoanalitiche é inequivocabilmente
risultato che la scelta amorosa incestuosa si instaura
invece per prima e invariabilmente, e che solo più tardi
ha inizio contro di essa una resistenza, la cui derivazione
dalla psicologia individuale é peraltro
da respingere.
Riassumiamo quanto abbiamo ricavato per la comprensione del sogno dall' approfondimento della psicologia infantile. Non soltanto abbiamo trovato che il materiale delle esperienze infantili dimenticate é accessibile al sogno, ma abbiamo anche visto che la vita psichica del bambino, con tutte le sue peculiarità , il suo egoismo, la sua scelta amorosa incestuosa eccetera, continua a sussistere nel sogno, ossia nell' inconscio, e che il sogno ci riconduce ogni notte a questo stadio infantile. Ci viene così convalidato che ciò che nella vita psichica é inconscio é infantile. L'impressione così sconcertante, che ci sia nell' uomo tanta malvagità , comincia a venir meno. Questa spaventosa malvagità é semplicemente il tratto iniziale, primitivo, infantile, della vita psichica, che possiamo trovare operante nel bambino, ma che in lui in parte non notiamo per le sue piccole dimensioni, in parte non prendiamo sul serio perché non pretendiamo dal bambino alcuna elevatezza morale. Il sogno, regredendo a questo stadio, desta l' impressione di aver portato alla luce la malvagità che é in noi. Ma ci siamo lasciati spaventare da qualcosa che non é altro che un'ingannevole apparenza. Non siamo così cattivi come eravamo indotti a supporre dall' interpretazione dei sogni. Se gli impulsi cattivi dei sogni sono soltanto infantilismi, sono cioè un ritorno agli inizi del nostro sviluppo etico (dal momento che il sogno ci rifà semplicemente bambini nel pensare e nel sentire), allora, a essere ragionevoli, non abbiamo bisogno di vergognarci di questi sogni cattivi. Ma l' essere ragionevoli costituisce una parte soltanto della vita psichica, al di là della quale accadono nella psiche ogni sorta di cose che non sono ragionevoli; e accade così che, irragionevolmente e nonostante tutto, ci vergogniamo di questi sogni. Li sottoponiamo alla censura onirica, ci vergogniamo e ci arrabbiamo se, eccezionalmente, uno di questi desideri é riuscito a penetrare nella coscienza in forma talmente inalterata che siamo obbligati a riconoscerlo; anzi, talvolta ci vergogniamo perfino dei sogni deformati proprio come se li comprendessimo. Pensate soltanto all' indignato giudizio di quella brava signora, piuttosto anziana, sul suo sogno non interpretato dei "servizi d'amore". Il problema non é dunque ancora risolto e rimane la possibilità che, occupandoci ulteriormente della malvagità del sogno, perveniamo a un altro giudizio e a un altro apprezzamento della natura umana. Come risultato dell' intera indagine, atteniamoci a due punti fermi, i quali significano però soltanto l' inizio di nuovi enigmi e di nuovi dubbi. Primo: la regressione del lavoro onirico non é soltanto formale, ma anche materiale. Essa non solo traduce i nostri pensieri in una forma primitiva di espressione, ma risveglia anche la peculiarità della nostra vita psichica primitiva, l' antica strapotenza dell' Io, gli impulsi iniziali della nostra vita sessuale, e addirittura il nostro antico patrimonio intellettuale, se tale possiamo considerare la relazione simbolica. E, secondo: tutti questi antichi tratti infantili, che una volta erano dominanti, e i soli dominanti, dobbiamo oggi ascriverli all' inconscio, modificando e allargando le nostre rappresentazioni di esso. "Inconscio" non é più un nome che indica ciò che é latente in un determinato momento; l' inconscio é un particolare regno della psiche con impulsi di desiderio propri, con una propria forma espressiva e con propri caratteristici meccanismi psichici che non vigono altrove. I pensieri onirici latenti, che abbiamo scoperto attraverso l' interpretazione del sogno, non appartengono però a questo regno; sono piuttosto simili a quelli che avremmo potuto pensare anche nello stato di veglia. Eppure sono inconsci; come si risolve dunque questa contraddizione? Cominciamo a intuire che qui bisogna procedere a una distinzione. Qualcosa che ha origine dalla nostra vita cosciente e ne condivide i caratteri - noi lo chiamiamo " residui diurni"- si incontra, per formare il sogno, con qualcos'altro che proviene dal regno dell' inconscio di cui abbiamo parlato. Tra queste due componenti si effettua il lavoro onirico. L'influsso esercitato sui residui diurni dal sopravvenire dell' inconscio implica certamente il determinarsi della regressione. E' questa l' intuizione più profonda circa la natura del sogno alla quale possiamo giungere qui, prima di aver esplorato altri campi psichici. Ma fra poco sarà tempo di applicare un altro nome al carattere inconscio dei pensieri onirici latenti, per distinguerlo dall' inconscio proveniente da quel regno dell' infantile. Possiamo naturalmente sollevare anche la questione seguente: cosa obbliga l' attività psichica durante il sonno a effettuare questa regressione? perché non liquida in altro modo gli stimoli psichici che disturbano il sonno? e se, per i motivi propri della censura onirica, é costretta a servirsi del travestimento offerto dall' antica forma espressiva ora incomprensibile, a che le serve la reviviscenza di antichi impulsi psichici, di desideri e tratti del carattere ormai superati, ovverosia la regressione materiale che viene ad aggiungersi a quella formale? L'unica risposta che ci potrebbe soddisfare sarebbe che solo in tal modo può venir formato un sogno, che, dal punto di vista dinamico, l' abolizione dello stimolo del sogno non é possibile altrimenti. Ma per ora non abbiamo il diritto di dare una simile risposta.
NOTA 1: H. SACHS, "Traumdeutung und Menschenkenntnis", Jb. psychoanal. psychopath. Forsch., vol. 3, 569 (1912).