revisione della teoria del sogno

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Table of Contents

VOLUME SECONDO - SECONDA SERIE DI LEZIONI




Prefazione




Le lezioni di "Introduzione alla psicoanalisi" furono tenute nei due semestri invernali 1915-16 e 1916-17 in un'aula della Clinica psichiatrica di Vienna, dinanzi ad ascoltatori provenienti da tutte le facoltà. Le lezioni della prima metà furono improvvisate e messe per iscritto immediatamente dopo, quelle della seconda metà abbozzate nell'intervallo, durante il soggiorno estivo a Salisburgo, ed esposte fedelmente nell'inverno successivo. A quel tempo possedevo ancora il dono di una memoria fonografica. Queste nuove lezioni, a differenza di quelle, non furono mai pronunciate. L'età mi aveva dispensato, nel frattempo, dall'obbligo di manifestare la mia appartenenza (sia pure solo periferica) all'università col tenere lezioni, e un'operazione chirurgica mi aveva reso impossibile ogni sforzo oratorio. Se dunque, durante le esposizioni che seguiranno, mi colloco nuovamente nell'aula, si tratta solo di un'illusione della fantasia; forse mi aiuterà a non farmi scordare, nell'approfondimento del tema, le esigenze del lettore. Queste nuove lezioni non intendono in alcun modo prendere il posto delle precedenti. Non sono per nulla qualcosa di indipendente, che possa attendersi di trovare una propria cerchia di lettori, bensì sono continuazioni e aggiunte che, in rapporto alle precedenti lezioni, si scindono in tre gruppi. Al primo appartengono rielaborazioni di temi che sono stati trattati già quindici anni fa, ma che oggi, in seguito all'approfondimento delle nostre conoscenze e al mutamento delle nostre opinioni, esigono un'altra esposizione, vale a dire esigono revisioni critiche. Gli altri due gruppi comprendono gli ampliamenti veri e propri in quanto trattano di cose che, o non esistevano ancora nella psicoanalisi all'epoca delle prime lezioni, o non erano allora sufficienti a giustificare uno speciale capitolo a se stante. Non si può evitare, ma nemmeno deplorare, che alcune delle nuove lezioni riuniscano in sé i caratteri di questo e di quel gruppo. La dipendenza di queste nuove lezioni dalla "Introduzione" si evidenzia anche nel fatto che ne continuano la numerazione. La prima di questo volume viene designata come la ventinovesima. Come le precedenti, esse offrono poco di nuovo all'analista di professione e si rivolgono a quella grande massa di persone colte cui vorremmo poter attribuire un benevolo, seppur cauto, interesse per le peculiarità e le conquiste della giovane scienza. Anche questa volta l'intenzione che mi ha guidato é stata quella di non sacrificare nulla all'apparenza della semplicità, della compiutezza e dell'unità, di non dissimulare problemi, di non negare lacune e incertezze. In nessun altro settore della ricerca scientifica si porrebbe la necessità di soffermarsi su simili propositi di spassionata autolimitazione. Essi sono ritenuti ovunque ovvi, e il pubblico non si aspetta che sia altrimenti. Nessun lettore di un'esposizione di astronomia si sentirà deluso e superiore alla scienza se gli si mostreranno i confini al di là dei quali la nostra conoscenza dell'universo si perde nell'indefinito. Solo nella psicologia é diverso: qui l'inidoneità costituzionale dell'uomo alla ricerca scientifica si manifesta nelle sue intere dimensioni. Dalla psicologia sembra che non ci si aspetti progressi nel sapere, ma chi sa quali altre soddisfazioni; le si fa un rimprovero di ogni problema insoluto, di ogni incertezza confessata. Chi ama la scienza della vita dell'anima, dovrà accettare anche queste ingiustizie.

Freud. Vienna, estate 1932.









Lezione 29

REVISIONE DELLA TEORIA DEL SOGNO





Signore e Signori, poiché vi ho riconvocato, dopo un intervallo di più di quindici anni, per discutere con voi ciò che di nuovo, forse anche di meglio, questo periodo intermedio ha apportato alla psicoanalisi, é giusto e conveniente da più di un punto di vista che rivolgiamo la nostra attenzione, in primo luogo, allo stato della teoria del sogno. Nella storia della psicoanalisi questa teoria occupa un posto particolare, indica una svolta: con essa l'analisi ha compiuto il passaggio da procedimento psicoterapeutico a psicologia del profondo. Da allora la teoria del sogno é sempre rimasta la parte più caratteristica e peculiare della giovane scienza, qualcosa di cui non c'é riscontro altrove nel nostro sapere, un pezzo di terra vergine tolto alle credenze popolari e al misticismo. La stranezza delle affermazioni che essa dovette formulare le ha conferito l'aspetto di uno "scibboleth" (1), la cui applicazione decideva chi poteva diventare un seguace della psicoanalisi e a chi essa rimaneva definitivamente incomprensibile. Questa teoria fu per me un sostegno sicuro nei tempi difficili in cui i fatti sconosciuti delle nevrosi solevano confondere il mio inesperto giudizio. Ogni qualvolta cominciavo a dubitare dell'esattezza delle mie malferme conoscenze, la mia fiducia di seguire la giusta traccia si rinnovava allorché mi riusciva di trasformare un sogno confuso e privo di senso in un processo psichico del sognatore che fosse corretto e comprensibile. E' quindi per noi di particolare interesse seguire, proprio nel caso della teoria del sogno, da un lato i mutamenti che la psicoanalisi ha subìto in questo intervallo, dall'altro, i progressi nel frattempo intervenuti nella comprensione e nell'apprezzamento da parte del mondo contemporaneo. Vi dico subito che sarete delusi in entrambi i sensi. Sfogliate con me le annate della "Internationale Zeitschrift für (arztliche) Psychoanalyse" [Giornale internazionale di psicoanalisi (medica)], nella quale sono riuniti, a partire dal 1913, i lavori che fanno testo nel nostro campo. Trovate nei primi volumi una rubrica fissa "Sull'interpretazione dei sogni'', con ricchi contributi ai diversi punti della dottrina del sogno. Ma quanto più andate avanti, tanto più rari diventano tali contributi e alla fine la rubrica fissa scompare del tutto. Gli analisti si comportano come se non avessero più nulla da dire sul sogno, come se la teoria del sogno fosse conclusa. Se però chiedete che cosa abbiano accettato, dell'interpretazione dei sogni, gli estranei, i molti psichiatri e psicoterapeuti che cuociono la loro minestrina al nostro fuoco (senza essere del resto molto riconoscenti per l'ospitalità), le cosiddette persone colte che usano fare propri i risultati appariscenti della scienza, i letterati e il grande pubblico, la risposta é poco soddisfacente. Alcune formule sono diventate universalmente note, e tra esse alcune che noi non abbiamo mai avanzato, come la tesi che tutti i sogni siano di natura sessuale; ma le cose veramente importanti, come la fondamentale distinzione tra contenuto onirico manifesto e pensieri onirici latenti, il fatto che i sogni d'angoscia non contraddicono la funzione di appagamento di desiderio propria del sogno, l'impossibilità di interpretare il sogno se non si dispone delle relative associazioni del sognatore, ma soprattutto la nozione che l'essenziale nel sogno é il processo del lavoro onirico, tutto ciò sembra essere ancora estraneo alla coscienza generale quasi come trent'anni fa. Posso dirlo, perché nel corso di questo periodo ho ricevuto un'infinità di lettere, in cui gli scriventi presentano i loro sogni per l'interpretazione o chiedono informazioni sulla natura del sogno; essi affermano di aver letto "L'interpretazione dei sogni" e tuttavia rivelano in ogni frase la loro mancanza di comprensione della nostra teoria del sogno. Questo non deve trattenerci dall'esporre ancora una volta con coerenza quello che sappiamo sul sogno. Vi ricorderete che la volta precedente abbiamo impiegato l'intera parte seconda delle lezioni per mostrare come si sia giunti alla comprensione di questo fenomeno psichico fino allora inesplicato. Se qualcuno, per esempio un paziente in analisi, ci riferisce un certo suo sogno, noi partiamo dal presupposto che in questo modo sta facendoci una delle comunicazioni cui era tenuto in quanto aveva iniziato il trattamento analitico. Invero, una comunicazione eseguita con mezzi impropri, non essendo di per sé il sogno un'espressione sociale, un mezzo per intendersi. E infatti non comprendiamo che cosa vuol dirci, né lo sa meglio lui stesso. Ora dobbiamo prendere rapidamente una decisione: o il sogno é, come ci assicurano i medici non analisti, un indizio che il sognatore ha dormito male, che non tutte le parti del suo cervello hanno uniformemente raggiunto la quiete, che singole aree hanno cercato di continuare a lavorare sotto l'influsso di stimoli sconosciuti e hanno potuto farlo solo in modo molto incompleto - se così é, allora facciamo bene a non occuparci oltre del prodotto della perturbazione notturna, che é privo di valore psichico; il suo esame stesso, che cosa mai può riservarci di utile per i nostri intenti? - oppure... ma é chiaro che sin dall'inizio ci siamo decisi altrimenti. Abbiamo ammettiamolo pure, del tutto arbitrariamente - fatto la premessa, formulato il postulato, che anche questo incomprensibile sogno deve essere un atto psichico pienamente valido, dotato di senso e con un suo pregio, che possiamo impiegare nell'analisi al pari di un'altra comunicazione. Solo il risultato dell'esperimento può indicare se abbiamo ragione. Se riusciremo a trasformare il sogno in una simile espressione valida, ci si apre evidentemente la prospettiva di apprendere cose nuove, di ottenere comunicazioni di un tipo che altrimenti ci sarebbe rimasto inaccessibile. A questo punto ci si parano innanzi le difficoltà del nostro compito e gli enigmi del nostro tema. Come facciamo a trasformare il sogno in una normale comunicazione di questo genere, e come ci spieghiamo che il modo di esprimersi del paziente abbia in parte assunto questa forma, ugualmente incomprensibile per lui come per noi? Come vedete, Signore e Signori, questa volta non seguo la via di un'esposizione genetica, ma quella di un'esposizione dogmatica. Il nostro primo passo é di stabilire il nostro nuovo atteggiamento nei riguardi del problema del sogno, mediante l'introduzione di due nuovi concetti e termini. Ciò che é stato denominato "sogno" noi lo chiamiamo "testo onirico" o "sogno MANIFESTO", e "pensieri onirici LATENTI" ciò che cerchiamo, ciò che, per così dire, presumiamo ci sia dietro al sogno. Possiamo allora formulare i nostri due compiti nel seguente modo: dobbiamo trasformare il sogno manifesto in quello latente e indicare come, nella vita psichica del sognatore, quest'ultimo sia diventato il primo. Il primo é un compito pratico, spetta all'INTERPRETAZIONE ONIRICA e necessita di una tecnica: il secondo un compito teorico, che deve spiegare il supposto processo del lavoro onirico e non può essere che una teoria. Entrambe, tecnica dell'interpretazione onirica e teoria del lavoro onirico, devono essere create ex novo. Da dove dobbiamo cominciare? A mio parere, con la tecnica dell'interpretazione onirica; la cosa avrà maggior rilievo e vi farà una più viva impressione.
Supponiamo quindi che il paziente abbia raccontato un sogno che noi dobbiamo interpretare. Abbiamo ascoltato tranquillamente, senza mettere in moto la nostra riflessione. Che facciamo per prima cosa? Decidiamo di curarci il meno possibile di ciò che abbiamo udito, del sogno manifesto. Naturalmente questo sogno manifesto presenta ogni sorta di caratteristiche, che non ci sono del tutto indifferenti. Esso può essere coerente, costruito con la nitidezza di una composizione poetica, oppure incomprensibilmente ingarbugliato, quasi come un delirio; può contenere elementi assurdi o facezie e conclusioni apparentemente spiritose; può apparire al sognatore chiaro e schietto, oppure torbido e sbiadito; le sue immagini possono presentare la piena forza sensibile delle percezioni o essere vaghe come un soffio indistinto; nello stesso sogno possono trovarsi riuniti i più diversi caratteri, ripartiti in diversi punti; il sogno, infine, può presentare un tono emotivo indifferente, oppure essere accompagnato dai più forti sentimenti di gioia o di dolore...; non crediate che non teniamo in alcun conto questa infinita varietà del sogno manifesto, ritorneremo più tardi sul di essa e vi troveremo moltissime cose utilizzabili per l'interpretazione, ma prescindiamo da essa in un primo tempo e imbocchiamo la via principale, che conduce all'interpretazione del sogno. Ciò significa che invitiamo il sognatore a liberarsi a sua volta dell'impressione del sogno manifesto, a distogliere la sua attenzione dall'insieme, per rivolgerla alle singole parti del contenuto onirico e a comunicarci per ordine ciò che gli viene in mente a proposito di ognuno di questi frammenti, quali associazioni gli si presentano quando li considera uno per uno. Siamo d'accordo che questa é una tecnica speciale? che non é il modo consueto di trattare una comunicazione o una dichiarazione? Voi indovinate d'altronde che dietro a questo procedimento si nascondono premesse che non sono ancora state formulate. Ma procediamo. In quale successione lasciamo che il paziente si occupi dei frammenti del suo sogno? Qui ci si schiudono molte vie. Possiamo seguire semplicemente l'ordine cronologico, così come é risultato dal racconto del sogno. Questo é, per così dire, il metodo più rigoroso, classico. Oppure possiamo indirizzare il sognatore a cercare nel sogno in primo luogo i residui diurni; l'esperienza ci ha infatti insegnato che quasi in ogni sogno é entrato un residuo mnestico o un'allusione a un avvenimento - spesso a parecchi avvenimenti - del giorno precedente, e se seguiamo questi collegamenti spesso troviamo d'un sol colpo il passaggio da un mondo onirico apparentemente molto remoto alla vita reale del paziente. Oppure gli diciamo di iniziare con quegli elementi del contenuto onirico che lo colpiscono per la loro particolare chiarezza e forza sensibile; sappiamo infatti che gli sarà particolarmente facile ottenere associazioni con questi elementi. Non fa alcuna differenza il modo in cui ci avviciniamo alle associazioni cercate. Dopodiché otteniamo queste associazioni. Esse recano con sé le cose più diverse: ricordi del giorno precedente (il "giorno del sogno") e di tempi da lungo trascorsi, riflessioni, discussioni con un pro e un contro, ammissioni e richieste. Alcune di esse scaturiscono spontaneamente dal paziente, davanti ad altre egli esita un istante. La maggior parte mostra un chiaro riferimento a un elemento del sogno; nessuna meraviglia, poiché esse hanno origine appunto da questi elementi. Ma avviene anche che il paziente le introduca con le parole: "Mi sembra che questo non abbia nulla a che fare con il sogno; lo dico perché mi viene in mente". Se si ascolta questo profluvio di associazioni, si nota ben presto che hanno in comune con il contenuto onirico qualcosa di più del solo punto di partenza. Gettano una luce sorprendente su tutte le parti del sogno, colmano le lacune tra le parti, rendono comprensibili i loro singolari accostamenti. Alla fine, é lampante per chiunque il rapporto tra le associazioni e il contenuto del sogno. Il sogno appare come un sunto delle prime, anche se costruito secondo regole non ancora intraviste, e i suoi elementi sono comparabili con i rappresentanti eletti di una massa. Non c'é dubbio che con la nostra tecnica abbiamo ottenuto ciò che viene sostituito dal sogno e in cui si può trovare il valore psichico del sogno, ma che non presenta più le strane peculiarità del sogno, la sua bizzarria, la sua confusione. Ma non fraintendiamo! Le associazioni relative al sogno non sono ancora i pensieri onirici latenti. Questi sono contenuti nelle associazioni come in un'acqua madre, ma non vi sono contenuti interamente. Le associazioni, da una parte, offrono molto di più di quanto ci occorra per la formulazione dei pensieri onirici latenti, vale a dire tutte le argomentazioni, i passaggi, i collegamenti cui l'intelletto del paziente deve far ricorso per avvicinarsi ai pensieri onirici. D'altra parte, spesso l'associazione si é arrestata proprio davanti ai pensieri onirici autentici, li ha solo avvicinati, li ha toccati solo con allusioni. In tal caso noi interveniamo di nostra iniziativa, completiamo gli accenni, traiamo conclusioni inconfutabili, enunciamo esplicitamente ciò che il paziente nelle sue associazioni ha solo sfiorato. Può sembrare che noi lasciamo giocare il nostro ingegno e il nostro arbitrio con il materiale che il sognatore ci mette a disposizione e che ne abusiamo allo scopo di leggere nelle sue dichiarazioni ciò che in esse in realtà non é scritto. Non é facile in un'esposizione astratta dimostrare la legittimità del nostro procedimento. Ma fate voi stessi l'analisi anche di un solo sogno o approfondite un esempio ben descritto nella nostra letteratura e vi convincerete fino a che punto un simile lavoro interpretativo segua una via obbligata. Se nell'interpretazione del sogno dipendiamo in generale e in primo luogo dalle associazioni del sognatore, rispetto invece a certi elementi del contenuto onirico ci comportiamo in modo del tutto indipendente, soprattutto perché vi siamo costretti, perché nel loro caso di regola le associazioni vengono a mancare. Abbiamo ben presto osservato che sono sempre i medesimi contenuti quelli in cui ciò si verifica; essi non sono molto numerosi e l'accumularsi di esperienze ci ha insegnato che devono venir concepiti e interpretati come simboli di qualcos'altro. In confronto agli altri elementi onirici si può attribuire loro un significato fisso, che però non é necessariamente univoco e il cui àmbito viene determinato da regole particolari che ci giungono nuove. Poiché noi sappiamo come tradurre questi simboli e il sognatore no, benché sia stato lui stesso a impiegarli, può succedere che il senso di un sogno ci diventi chiaro immediatamente, prima ancora di ogni tentativo di interpretazione onirica, non appena abbiamo ascoltato il solo testo del sogno, mentre il sognatore stesso si trova ancora dinanzi a un enigma. Tuttavia sul simbolismo, su ciò che di esso sappiamo, sui problemi che ci pone, ho già tanto detto nelle precedenti lezioni che non ho bisogno di ripetermi oggi. Questo é dunque il nostro metodo di interpretazione dei sogni. La successiva domanda, ben giustificata, é: "Con il suo aiuto si possono interpretare tutti i sogni?". E la risposta é: "No, non tutti, ma nondimeno tanti da essere sicuri dell'idoneità e della legittimità del procedimento". "Ma perché non tutti?". La risposta che daremo ha qualcosa di importante da insegnarci, qualcosa che ci introduce già nelle condizioni psichiche della formazione del sogno: "Perché il lavoro di interpretazione del sogno si compie contro una resistenza che varia da grandezze insignificanti fino a divenire - almeno per la potenza dei nostri attuali mezzi - insormontabile". E' impossibile durante il lavoro ignorare le manifestazioni di questa resistenza. In alcuni punti le associazioni vengono date senza esitazioni e già la prima o la seconda idea che viene al paziente reca la spiegazione. In altri egli incespica e tentenna prima di esporre un'associazione, e poi si deve spesso ascoltare una lunga catena di idee prima di ricavarne qualcosa di utile per la comprensione del sogno. Non c'é dubbio che quanto più lunga e tortuosa é la catena di associazioni, tanto più forte é la resistenza. Anche nella dimenticanza dei sogni avvertiamo lo stesso influsso. Avviene abbastanza spesso che il paziente, nonostante ogni sforzo, non possa più rammentarsi un suo sogno; tuttavia, dopo che con il lavoro analitico abbiamo eliminato la difficoltà che aveva turbato il paziente nel suo rapporto con l'analisi, il sogno dimenticato si ripresenta improvvisamente. Due altri risultati della nostra osservazione trovano qui il loro posto. Molto spesso capita che di un sogno manchi un pezzo, il quale successivamente viene aggiunto come appendice. Ciò deve essere inteso come un tentativo di dimenticare questo pezzo. L'esperienza mostra che proprio questo pezzo é il più significativo, e noi supponiamo che alla sua comunicazione si sia frapposta una resistenza più forte che per gli altri. Inoltre, vediamo spesso che il sognatore pone riparo alla dimenticanza dei suoi sogni fissando per iscritto ciò che ha sognato, immediatamente dopo il risveglio. Tanto vale dirgli che ciò é inutile, poiché la resistenza, cui ha strappato la possibilità di conservare il testo onirico, si sposta poi sulle associazioni e rende inaccessibile all'interpretazione il sogno manifesto. In queste circostanze non dobbiamo meravigliarci se un ulteriore accrescimento della resistenza reprime del tutto le associazioni e quindi frustra l'interpretazione del sogno. Da tutto ciò traiamo la conclusione che la resistenza, che osserviamo durante il lavoro di interpretazione onirica, deve avere una funzione anche nella genesi del sogno. Si può addirittura distinguere tra sogni che sono sorti sotto esigua o sotto elevata pressione della resistenza. Questa pressione muta però anche all'interno dello stesso sogno da un posto all'altro; a essa si devono le lacune, le oscurità e le confusioni che possono interrompere il contesto del più bel sogno. Ma che cos'é che crea la resistenza, e contro che cosa? Ebbene, la resistenza é per noi l'indizio certo di un conflitto. Deve esserci una forza che vuole esprimere qualcosa e un'altra che si rifiuta di permettere questa espressione. Ciò che poi prenderà forma come sogno manifesto sarà il frutto condensato di tutti i modi nei quali si é decisa questa lotta fra le due tendenze. In un punto una delle due forze può essere riuscita a imporre ciò che voleva dire, in altri é l'istanza concorrente che é pervenuta a cancellare tutta la comunicazione progettata o a sostituirla con qualcosa che non ne rivela più alcuna traccia. Più frequenti e più caratteristici per la formazione del sogno sono i casi nei quali il conflitto é sfociato in un compromesso, così che l'istanza comunicatrice poté dire quello che voleva, ma non come voleva, bensì solo in forma mitigata deformata e resa irriconoscibile. Se dunque il sogno non riproduce fedelmente i pensieri onirici, se é necessario un lavoro interpretativo per gettare un ponte sull'abisso che li divide, questo é un effetto dell'istanza contraria, inibente e restrittiva, che abbiamo desunta dalla percezione della resistenza nell'interpretazione del sogno. Nel periodo che studiammo il sogno come fenomeno isolato, indipendente da formazioni psichiche a esso affini, questa istanza ebbe da noi il nome di CENSORE DEL SOGNO. Voi sapete da molto tempo che questa censura non é un'istituzione peculiare alla vita onirica; che il conflitto di due istanze psichiche - che noi designiamo, in modo impreciso, come il "rimosso inconscio" e il "conscio"- domina la nostra vita psichica in generale, e che la resistenza contro l'interpretazione dei sogni, indizio della censura onirica, non é altro che la resistenza della rimozione, la quale tiene separate queste due istanze. Sapete anche che dal conflitto di queste ultime hanno origine, in determinate condizioni, altre strutture psichiche, che, analogamente al sogno, sono il risultato di compromessi, e non pretenderete che ripeta qui dinanzi a voi tutto quello che vi ho già esposto nella mia introduzione alla teoria delle nevrosi a proposito delle nostre conoscenze sulle condizioni di formazione di tali compromessi. Avete compreso che il sogno é un prodotto patologico, il primo membro di una serie che comprende il sintomo isterico, l'ossessione, il delirio, ma contraddistinto dagli altri per la sua fugacità e perché sorge in circostanze che appartengono alla vita normale. Infatti, teniamo ben presente che la vita onirica é, come già ha detto Aristotele, il modo in cui la nostra psiche lavora durante lo stato di sonno. Lo stato di sonno determina un distacco dal mondo esterno reale, e con ciò é data la condizione per lo sviluppo di una psicosi. Il più accurato studio delle psicosi gravi non ci farà scoprire alcun altro tratto che sia più di questo caratteristico del loro stato morboso. Tuttavia nella psicosi il distacco dalla realtà viene determinato in duplice modo: o perché il rimosso inconscio diviene troppo forte, così da sopraffare il conscio che aderisce alla realtà, oppure perché la realtà é diventata così insopportabilmente tormentosa che l'Io minacciato si getta in disperata ribellione nelle braccia delle forze pulsionali inconsce. L'innocua psicosi onirica é la conseguenza di un ritiro dal mondo esterno solo temporaneo, coscientemente voluto, ed essa scompare con la ripresa delle relazioni col mondo. Durante l'isolamento del dormiente si instaura anche un cambiamento nella distribuzione della sua energia psichica: una parte del dispendio per la rimozione, che solitamente veniva utilizzata per tenere a freno l'inconscio, può essere risparmiata: infatti anche se l'inconscio approfitta della sua relativa liberazione per agire, trova tuttavia sbarrata la via della motilità e aperta solo quella, innocua, del soddisfacimento allucinatorio. Ora può dunque formarsi un sogno; il fatto che vi é la censura onirica mostra però che anche durante il sonno si é conservato quanto basta della resistenza della rimozione. Qui si apre una strada per rispondere all'interrogativo se il sogno abbia anche una funzione, se sia investito di una mansione utile. Il riposo privo di stimoli, che lo stato di sonno vorrebbe stabilire, viene minacciato da tre parti: in modo più casuale da stimoli esterni durante il sonno e da interessi diurni che non si lasciano interrompere [prime due parti], in modo inevitabile dalle spinte pulsionali inappagate e rimosse, che aspettano soltanto l'occasione per estrinsecarsi. In conseguenza dell'allentamento notturno delle rimozioni esisterebbe il pericolo che il riposo del sonno venisse turbato ogni qualvolta una sollecitazione esterna o interna potesse pervenire a collegarsi con una delle fonti pulsionali inconsce. Il processo onirico fa sì che il prodotto di una tale cooperazione sfoci in un'innocua esperienza allucinatoria e assicura così il perdurare del sonno. Non contraddice a questa funzione il fatto che di tanto in tanto il sogno svegli il dormiente sviluppando angoscia, ma é piuttosto il segnale che il guardiano ritiene la situazione molto pericolosa e crede di non potere più dominarla. Non di rado allora, ancora addormentati avvertiamo un influsso acquietante che vuole impedirci il risveglio: "Ma é solo un sogno!". Questo, Signore e Signori, é quanto volevo dirvi sull'interpretazione onirica, il cui compito é di condurre dal sogno manifesto ai pensieri onirici latenti. Raggiunto questo, l'interesse per il sogno, nell'analisi pratica, di solito si spegne. La comunicazione che é stata ricevuta in forma di sogno viene inserita fra le altre e si prosegue nell'analisi. Noi qui abbiamo interesse a soffermarci ancora sul sogno; siamo curiosi di studiare il processo attraverso il quale i pensieri onirici latenti vengono trasformati nel sogno manifesto. Lo chiamiamo il lavoro onirico. Come ricorderete, l'ho descritto così particolareggiatamente nelle precedenti lezioni che nell'odierno giro d'orizzonte posso limitarmi a una sintesi stringatissima.

Il processo del lavoro onirico é dunque qualcosa di assolutamente nuovo e strano, di cui non si conosceva prima l'uguale. Esso ci ha permesso di gettare il primo sguardo nei processi che si svolgono nel sistema inconscio, e ci ha mostrato che sono totalmente diversi da ciò che noi conosciamo dal nostro pensiero cosciente, così da dover apparire a quest'ultimo come inauditi ed erronei. L'importanza di questi risultati é poi stata accresciuta dalla scoperta che nella formazione dei sintomi nevrotici sono attivi gli stessi meccanismi - non ci arrischiamo a dire: processi di pensiero - che hanno trasformato i pensieri onirici latenti nel sogno manifesto. In ciò che segue non potrò evitare un'esposizione di tipo schematico. Supponiamo, in un determinato caso, di poter abbracciare con lo sguardo tutti i pensieri latenti di maggiore o minore carico affettivo, che hanno sostituito il sogno manifesto dopo che é stata effettuata la sua interpretazione. Ci colpisce allora una differenza tra essi, e questa differenza ci condurrà lontano. Quasi tutti questi pensieri onirici vengono riconosciuti o accettati dal sognatore; egli ammette di aver pensato così questa o un'altra volta, o che avrebbe potuto pensare così. C'é un unico pensiero che si rifiuta di ammettere, gli riesce estraneo, forse persino ripugnante, talora lo respinge da sé con appassionata veemenza. A questo punto é chiaro che i primi pensieri sono frammenti di un pensiero cosciente o, per esprimerci più correttamente, preconscio; avrebbero potuto venire pensati anche nella vita vigile e anzi, verosimilmente, si sono formati durante il giorno. L'unico pensiero rinnegato, o, più esattamente, quest'unico impulso, é invece figlio della notte; appartiene all'inconscio del sognatore e viene perciò da lui negato e respinto. Esso dovette attendere l'allentamento notturno della rimozione per giungere a una qualsiasi forma di espressione. Nondimeno, questa espressione é attenuata, deformata, mascherata; senza il lavoro dell'interpretazione onirica non l'avremmo scoperta. Grazie al suo legame con gli altri pensieri onirici irreprensibili, questo impulso inconscio ha avuto l'opportunità di insinuarsi, in un travestimento che passa inosservato, attraverso le barriere della censura; d'altra parte, é grazie a questo stesso legame che i pensieri onirici preconsci hanno il potere di occupare la vita psichica anche durante il sonno. Su un punto non c'é alcun dubbio: questo impulso inconscio é il vero creatore del sogno, esso fornisce l'energia psichica per la sua formazione. Come ogni altro moto pulsionale, non può aspirare ad altro che al proprio soddisfacimento e la nostra esperienza nell'interpretare i sogni ci mostra che tale é il senso del sognare. In ciascun sogno deve essere rappresentato come appagato un desiderio pulsionale. Lo sbarramento notturno per cui la vita psichica é tagliata fuori dalla realtà, la regressione a meccanismi primitivi resa così possibile, consentono che questo desiderato soddisfacimento pulsionale venga vissuto in forma allucinatoria come attuale. In conseguenza della stessa regressione, nel sogno le idee vengono trasformate in immagini visive, quindi i pensieri onirici latenti vengono drammatizzati e illustrati. Da questo pezzo del lavoro onirico otteniamo ragguagli su alcuni dei caratteri più appariscenti e più peculiari del sogno. Ripeto il processo di formazione del sogno. L'introduzione: il desiderio di dormire, il distacco intenzionale dal mondo esterno. Di qui due conseguenze per l'apparato psichico: primo, la possibilità che vi emergano modi di operare più antichi e più primitivi, la regressione; secondo, la diminuzione della resistenza dovuta alla rimozione che grava sull'inconscio. Discende da quest'ultimo fattore la possibilità della formazione del sogno, che viene sfruttata dalle cause occasionali, dagli stimoli interni ed esterni risvegliatisi. Il sogno, che così ha origine, é già una formazione di compromesso; esso ha una doppia funzione: da una parte é in sintonia con l'Io, per il fatto che serve al desiderio di dormire, mediante l'eliminazione degli stimoli che turbano il sonno; d'altra parte esso permette a una spinta pulsionale rimossa il soddisfacimento possibile in queste condizioni, sotto forma di un appagamento allucinatorio di desiderio. L'intero processo della formazione del sogno, permesso dall'Io dormiente, sottostà però alla condizione della censura, che viene esercitata da quel tanto di rimozione che é conservata. Non mi riesce di esporre il processo in modo più semplice: più semplice esso non é. Ma ora posso proseguire nella descrizione del lavoro onirico. Torniamo, ancora una volta, ai pensieri onirici latenti. Il loro elemento più forte é la spinta pulsionale rimossa che in essi si é procurata un'espressione, sia pur mitigata e mascherata, appoggiandosi a stimoli casualmente presenti e trasferendosi sui residui diurni. Come ogni spinta pulsionale, anche questa urge al soddisfacimento mediante l'azione, ma la via della motilità le é sbarrata dai meccanismi fisiologici dello stato di sonno; essa é costretta a prendere la direzione regressiva verso la percezione e ad accontentarsi di un soddisfacimento allucinatorio. I pensieri onirici latenti vengono quindi trasformati in una somma di immagini sensorie e di scene visive. Lungo questo cammino avviene in essi ciò che ci appare tanto nuovo e sorprendente. Tutti i mezzi linguistici con i quali vengono espresse le relazioni di pensiero più sottili - le congiunzioni e le preposizioni, i modi della declinazione e della coniugazione - vengono meno mancando per essi i mezzi di descrizione; come in un linguaggio primitivo privo di grammatica, solo il materiale grezzo del pensiero viene espresso, quello astratto viene ricondotto al concreto che ne costituisce la base. Ciò che rimane può facilmente apparire incoerente. Il fatto che venga impiegata in ampia misura la descrizione di certi oggetti e processi mediante simboli estranei al pensiero cosciente, corrisponde sia alla regressione arcaica all'interno dell'apparato psichico sia alle esigenze della censura. Ma altre modificazioni apportate ai singoli elementi dei pensieri onirici si spingono ancora più in là. Quelli che lasciano scoprire un qualsiasi punto di contatto tra loro vengono condensati in nuove unità. Nella trasposizione dei pensieri in immagini, vengono inequivocabilmente preferiti quelli che consentono siffatta fusione o condensazione; é come se agisse una forza che sottopone il materiale a una pressione, a una concentrazione. A causa della condensazione, un elemento del sogno manifesto può quindi corrispondere a numerosi elementi dei pensieri onirici latenti; e viceversa anche un elemento dei pensieri onirici può essere presente nel sogno mediante più immagini. Ancora più degno di nota é l'altro processo dello spostamento o dislocazione dell'accento, che nel pensiero cosciente é conosciuto solo come errore mentale o come espediente umoristico. Le singole rappresentazioni di pensieri onirici non sono infatti equivalenti: sono investite da importi d'affetto di grandezza diversa e, conseguentemente, sono ritenute dal giudizio come più o meno importanti, più o meno degne di interesse. Nel lavoro onirico queste rappresentazioni vengono separate dagli affetti a esse inerenti; gli affetti vengono risolti indipendentemente, possono essere spostati su qualcos'altro, essere conservati, subire trasformazioni, non apparire affatto nel sogno. L'importanza delle rappresentazioni spogliate dell'affetto ritorna nel sogno come forza sensoriale delle immagini oniriche, ma noi notiamo che questo accento é passato da elementi importanti a elementi indifferenti, così che nel sogno sembra messo in primo piano come cosa principale quel che nei pensieri onirici aveva solo una parte secondaria, e, viceversa, l'essenziale dei pensieri onirici trova nel sogno solo una descrizione incidentale e poco distinta. Nessun'altra parte del lavoro onirico contribuisce tanto a rendere il sogno bizzarro e incomprensibile al sognatore. Lo spostamento é il mezzo principale della deformazione onirica che i pensieri onirici devono subire sotto l'influsso della censura. Dopo che ha esplicato questi effetti sui pensieri onirici, il sogno é quasi ultimato. Vi si aggiunge ancora un fattore abbastanza incostante, la cosiddetta elaborazione secondaria, dopo che il sogno é affiorato alla coscienza come oggetto di percezione. Da quel momento lo trattiamo come siamo abituati in genere a trattare i nostri contenuti percettivi: cerchiamo di colmare lacune, di inserire connessioni, esponendoci così abbastanza spesso a madornali equivoci. Ma questa attività, per così dire razionalizzante, che nel migliore dei casi conferisce al sogno una facciata liscia, tale che non s'accorda con il suo contenuto reale, può anche venire tralasciata o manifestarsi soltanto in misura molto modesta, nel qual caso il sogno fa apertamente mostra di tutte le sue incrinature e le sue crepe. D'altro canto non si deve dimenticare che nemmeno il lavoro onirico procede sempre con uguale energia; abbastanza spesso si limita solo a certe parti dei pensieri onirici e altre possono apparire nel sogno immutate. Si ha allora l'impressione che nel sogno siano state effettuate le più sottili e complicate operazioni intellettuali, si sia speculato, scherzato, si siano prese decisioni, risolti problemi, mentre invece tutto questo é il risultato della nostra attività psichica normale, può essere accaduto tanto il giorno precedente al sogno quanto durante la notte, non ha nulla a che fare con il lavoro onirico e non porta alla luce nulla di peculiare al sogno. Non é nemmeno superfluo sottolineare ancora una volta il contrasto che esiste nell'àmbito dei pensieri onirici stessi tra la spinta pulsionale inconscia e i residui diurni. Mentre questi ultimi presentano tutta la varietà dei nostri atti psichici, la prima, che diventa il motore vero e proprio della formazione del sogno, sfocia regolarmente in un appagamento di desiderio.

Tutto questo avrei potuto dirvelo già quindici anni fa, anzi credo di avervelo effettivamente detto allora. Facciamo ora una rassegna delle modifiche e delle nuove scoperte che nel frattempo possono esservisi aggiunte. Come vi ho già detto, temo che troverete che é ben poco e non comprenderete perché abbia imposto, a voi di ascoltare due volte le stesse cose, e a me di dirle. Ma ci sono quindici anni in mezzo, e spero in questo modo di ristabilire più facilmente il contatto con voi. Inoltre sono cose tanto elementari, di tanta fondamentale importanza per la comprensione della psicoanalisi, che si può ascoltarle volentieri una seconda volta, ed é di per sé stesso un fatto degno di essere risaputo che dopo quindici anni esse siano rimaste a tal punto le stesse. Nella letteratura di questo periodo trovate, naturalmente, un gran numero di conferme e di arricchimenti di dettaglio, di cui intendo darvi soltanto alcuni saggi (nello stesso tempo posso anche riprendere alcune cose già note in precedenza). Si riferiscono perlopiù al simbolismo onirico e agli altri modi descrittivi del sogno. Ora ascoltate questo: molto di recente i medici di una università americana si sono rifiutati di riconoscere alla psicoanalisi il carattere di scienza, con la motivazione che essa non é suscettibile di alcuna prova sperimentale. Avrebbero potuto sollevare la stessa obiezione anche contro l'astronomia; la sperimentazione sui corpi celesti é infatti particolarmente difficile. Là non si ha altra risorsa che l'osservazione. Tuttavia proprio alcuni ricercatori viennesi hanno cominciato a convalidare sperimentalmente il nostro simbolismo onirico. Un certo dottor Schrotter ha trovato già nel 1912 che se a persone profondamente ipnotizzate si impartisce il compito di sognare una vicenda sessuale, nel sogno così provocato il materiale sessuale appare sostituito dai simboli a noi noti (2). Per esempio: si ordina a una donna di sognare di compiere atti sessuali con un'amica. Nel suo sogno questa amica appare con una borsa da viaggio su cui é incollata l'etichetta "Solo per signore". Ancora più suggestivi sono gli esperimenti di Betlheim e Hartmann, che lavoravano su ammalati affetti dalla cosiddetta psicosi confusionale di Korsakoff (3). Essi raccontavano ai pazienti delle storie a contenuto grossolanamente sessuale e, richiestili di riprodurre il racconto, fermavano l'attenzione sulle deformazioni che ne nascevano. Tornavano qui alla luce i ben noti simboli degli organi e del rapporto sessuale, tra l'altro il simbolo della scala, di cui gli autori giustamente dicono che non sarebbe mai stato concepito per un desiderio cosciente di deformazione. In una serie molto interessante di esperimenti, Herbert Silberer ha dimostrato che si può, per così dire, sorprendere in flagrante il lavoro onirico nell'atto di trasformare pensieri astratti in immagini visive. Se, in stato di stanchezza o di sonnolenza voleva costringersi al lavoro mentale, spesso il suo pensiero si dileguava e al suo posto subentrava una visione che ne era chiaramente il surrogato. Eccone un semplice esempio. "Sto pensando - dice Silberer - di dover correggere un passaggio zoppicante di un mio scritto". Visione: "Mi vedo piallare un pezzo di legno". Spesso, durante questi esperimenti, accadeva che il contenuto della visione fosse non il pensiero in attesa di elaborazione, bensì il suo stesso stato soggettivo durante lo sforzo, lo stato invece dell'oggetto; il che Silberer ha definito "fenomeno funzionale". Un esempio vi mostrerà subito che cosa si intenda con ciò. L'autore si sforza di porre in paragone tra loro le concezioni di due filosofi riguardo a un certo problema. Nella sua sonnolenza una di esse continua però a sfuggirgli e alla fine egli ha la visione di chiedere un'informazione a un segretario scorbutico che, chino sulla scrivania, dapprima non gli fa caso e poi lo osserva sdegnato e scostante. Le condizioni stesse dell'esperimento spiegano probabilmente perché la visione in tal modo ottenuta descrive così spesso un frutto dell'autoosservazione. Fermiamoci ancora ai simboli. Ce ne sono alcuni che crediamo di aver riconosciuto, e nei quali tuttavia ci disturbava di non poter indicare in che modo questo simbolo fosse assurto a quel significato. In tali casi non potevano non esserci particolarmente gradite conferme da altre fonti, dalla linguistica, dal folklore, dalla mitologia e dal rituale. Un esempio di questo genere é il simbolo del mantello. Avevamo detto che nel sogno di una donna il mantello significa un uomo. Spero ora che vi faccia una certa impressione sentire che Theodor Reik ci riferisce (4): "Nell'antichissimo cerimoniale di fidanzamento dei Beduini, il promesso sposo copre la fidanzata con uno speciale mantello chiamato 'aba' e pronuncia le parole rituali: 'Nessuno d'ora in avanti ti coprirà tranne me'". Abbiamo scoperto anche parecchi nuovi simboli, di cui voglio riferirvi almeno due esempi. Secondo Abraham, il ragno é nel sogno un simbolo della madre, ma della madre fallica, che si teme, così che la paura per il ragno esprime il terrore per l'incesto con la madre e l'orrore per il genitale femminile (5). Forse sapete che una creazione della mitologia, la testa di Medusa, é da ricondursi allo stesso motivo della paura dell'evirazione. L'altro simbolo, di cui voglio parlarvi, é quello del ponte, che é stato spiegato da Ferenczi (6). Originariamente esso significa il membro virile, che congiunge tra loro la coppia dei genitori nell'atto sessuale, ma in seguito si evolve a ulteriori significati che derivano da quel primo. Dal momento che si deve al membro virile se si può venire al mondo uscendo dal liquido amniotico, il ponte diventa il passaggio dall'aldilà (dal non essere ancora nati, dal grembo materno) all'aldiqua (alla vita); e, poiché l'uomo si rappresenta anche la morte come ritorno nel grembo materno (nell'acqua), il ponte assume anche il significato di trapasso nella morte; infine, allontanandosi ulteriormente dal suo senso iniziale, designa passaggio, mutamento di stato in genere. Con ciò concorda il fatto che la donna, che non ha superato il desiderio di essere un uomo, sogna tanto spesso di ponti troppo corti per raggiungere l'altra riva. Nel contenuto manifesto dei sogni compaiono molto spesso immagini e situazioni che ricordano noti motivi di favole, leggende e miti. L'interpretazione di tali sogni getta allora luce sugli interessi originari che hanno creato questi motivi, ma non dobbiamo naturalmente dimenticare il mutamento di significato che nel corso dei tempi questo materiale ha subìto. Il nostro lavoro interpretativo scopre, per così dire, la materia grezza, che abbastanza spesso deve venir chiamata sessuale nel senso più lato, ma che in successive elaborazioni ha trovato il più disparato impiego. Tali derivazioni provocano sempre l'ira di tutti gli studiosi di indirizzo non analitico, come se volessimo negare o tenere in poco conto tutto ciò che in successivi sviluppi si é costruito sopra lo spunto originario. Ciononostante tali scoperte sono istruttive e interessanti. Lo stesso vale per l'origine di certi motivi dell'arte figurativa, ad esempio quando M. J. Eisler, seguendo l'indicazione di sogni dei suoi pazienti, interpreta analiticamente l'adolescente che gioca con un bambino, rappresentato nell'Ermete di Prassitele (7). Per finire, non posso impedirmi di menzionare la frequenza con la quale soprattutto i temi mitologici trovano spiegazione mediante l'interpretazione di sogni. Così, ad esempio, nella leggenda del Labirinto può essere ravvisata la rappresentazione di una nascita anale: i corridoi aggrovigliati sono l'intestino, il filo di Arianna il cordone ombelicale. I modi seguiti dal lavoro onirico nelle sue raffigurazioni, tema affascinante e quasi inesauribile, ci sono diventati sempre più familiari approfondendo gli studi; anche di ciò voglio darvi alcuni saggi. Il sogno, ad esempio, presenta la relazione di frequenza mediante la moltiplicazione di cose uguali. Ascoltate il sogno singolare di una ragazza: essa entra in un salone e vi trova, ripetuta sei, otto e più volte, una persona seduta su una sedia, la quale però é sempre suo padre. Questo si comprende facilmente quando dalle circostanze accessorie dell'interpretazione si apprende che questa stanza rappresenta il grembo materno. Il sogno diventa allora l'equivalente della fantasia, ben nota, della fanciulla che pretende di essersi incontrata col padre già nella vita intrauterina quando egli faceva visita al corpo della madre durante la gravidanza. Il fatto che nel sogno qualcosa sia invertito, che l'entrare sia spostato, e anziché atto del padre sia riferito alla propria persona, non deve trarvi in errore: del resto ciò ha anche il suo particolare significato. La moltiplicazione della persona del padre non può che esprimere il fatto che l'evento in questione si é verificato ripetute volte. In realtà dobbiamo convenire che il sogno non si prende molta libertà quando esprime la frequenza ("Haufigkeit") con la molteplicità ("Haufung") [entrambe da "Haufen" = mucchio]: é solo ritornato al significato originario della parola, la quale oggi per noi designa una ripetizione nel tempo, ma é derivata da un ammassamento nello spazio. In genere il lavoro onirico traspone, dove é possibile, i rapporti temporali in rapporti spaziali e li presenta come tali. Per esempio, nel sogno si vede una scena tra persone che appaiono molto piccole e molto lontane, come se le si osservasse attraverso l'estremità capovolta di un binocolo. La piccolezza, come la lontananza nello spazio, significano qui la stessa cosa: ciò che si intende é la lontananza nel tempo, si deve comprendere che si tratta di una scena di un passato molto remoto. Inoltre, ricorderete forse che già nelle precedenti lezioni vi ho detto e mostrato con esempi che abbiamo imparato a utilizzare per l'interpretazione anche aspetti puramente formali del sogno manifesto, cioè a trasformarli in contenuto proveniente dai pensieri onirici latenti. Ora, voi sapete certo che tutti i sogni di una notte rientrano in uno stesso contesto. Tuttavia, non é affatto indifferente se questi sogni appaiono al sognatore come un continuo oppure se sono articolati in più parti, e in quante. Il numero di queste parti corrisponde spesso ad altrettanti fulcri distinti della formazione ideativa nei pensieri onirici latenti, o a correnti in lotta tra loro nella vita psichica del sognatore, ognuna delle quali trova la sua espressione predominante, seppure mai esclusiva, in un particolare frammento onirico. Un breve sogno preliminare e un lungo sogno principale sono spesso tra loro nel rapporto di premessa e seguito con conclusione, di cui potete trovare un esempio molto chiaro nelle lezioni precedenti. Un sogno che il sognatore definisce come in certo qual modo interpolato, corrisponde in realtà a una proposizione secondaria nei pensieri onirici. Franz Alexander ha dimostrato in uno studio su coppie di sogni che non di rado due sogni di una notte si dividono l'espletamento del compito onirico in modo che, presi insieme, danno come risultato un appagamento di desiderio in due tappe, mentre ciascun sogno da solo non ci riuscirebbe (8). Se ad esempio il desiderio onirico ha per contenuto un'azione illecita nei riguardi di una determinata persona, questa persona appare scopertamente nel primo sogno, ma l'azione viene accennata solo timidamente. Il secondo sogno rovescia quindi la situazione: l'azione viene nominata scopertamente, ma la persona viene resa irriconoscibile o sostituita con una indifferente. Questo dà veramente un'impressione di astuzia. Una seconda e analoga relazione tra le due parti di una coppia di sogni é che una rappresenta la punizione, l'altra l'appagamento del desiderio colpevole. Dunque quasi a dire: se ci si addossa il relativo castigo, ci si può permettere la cosa proibita.
Non posso trattenermi a lungo su simili scoperte minori, e nemmeno sulle questioni che si riferiscono all'impiego dell'interpretazione onirica nel lavoro analitico. Piuttosto, sarete impazienti di ascoltare quali mutamenti si siano verificati nelle concezioni fondamentali sulla natura e sul significato del sogno. Vi ho già avvertito che a questo proposito ho poco da riferire. Il punto più discusso dell'intera teoria era senza dubbio l'affermazione che tutti i sogni sono appagamenti di desiderio. L'inevitabile e sempre ricorrente obiezione dei profani, che pure ci sono tanti sogni d'angoscia, é stata da noi già smantellata, si può dire completamente, nelle precedenti lezioni. Con la suddivisione in sogni di desiderio, d'angoscia e di punizione, abbiamo mantenuto salda la nostra teoria. Anche i sogni di punizione sono appagamenti di desideri, non però di quelli delle spinte pulsionali, bensì di quelli dell'istanza critica, censoria e punitrice della vita psichica. Quando abbiamo dinanzi a noi un puro sogno di punizione, una facile operazione mentale ci permette di ricostruire il sogno di desiderio, di cui il sogno di punizione costituisce la giusta risposta e che venne sostituito come sogno manifesto, a causa di questo rifiuto. Voi sapete, Signore e Signori, che lo studio del sogno per primo ci ha aiutato a comprendere le nevrosi. Troverete anche comprensibile che la nostra conoscenza delle nevrosi abbia potuto in seguito influenzare la nostra concezione del sogno. Come apprenderete, ci siamo visti costretti a supporre nella vita psichica una speciale istanza che critica e proibisce, che chiamiamo il Super-io. L'aver poi riconosciuto che anche la censura onirica é opera di questa istanza, ci ha spinto a considerare più accuratamente l'apporto del Super-io nella formazione del sogno. Contro la teoria del sogno come appagamento di desiderio si sono sollevate soltanto due serie difficoltà, la cui discussione porta molto lontano e in verità non ha ancora trovato una conclusione pienamente soddisfacente. La prima é data dal fatto che coloro i quali hanno subìto uno "shock", un grave trauma psichico - com'era tanto spesso il caso in tempo di guerra, e come si riscontra alla base delle isterie traumatiche, - vengono dal sogno regolarmente ricondotti nella situazione traumatica. Secondo le nostre ipotesi sulla funzione del sogno, ciò non dovrebbe succedere. Esiste un impulso di desiderio che potrebbe venire soddisfatto da questo ritorno all'esperienza traumatica, che fu estremamente penosa? E' difficile dirlo. Il secondo fatto lo incontriamo quasi quotidianamente nel lavoro analitico e non implica un'obiezione così rilevante come l'altro. Uno dei compiti della psicoanalisi é, come sapete, sollevare il velo dell'amnesia che avvolge i primi anni dell'infanzia e portare al ricordo cosciente le manifestazioni della vita sessuale infantile in essi contenute. Ora, queste prime esperienze sessuali del bambino sono congiunte a impressioni dolorose di angoscia, divieto, delusione e castigo; si comprende che siano state rimosse, ma poi non si comprende che abbiano un così vasto accesso alla vita onirica, che costituiscano i modelli di tante fantasie oniriche, che i sogni esibiscano tante riproduzioni di queste scene infantili e tante allusioni ad esse. Il loro carattere spiacevole e la tendenza del lavoro onirico all'appagamento di desiderio sembrano mal conciliarsi tra loro. Ma forse in questo caso facciamo la difficoltà troppo grande. Dopotutto, a queste esperienze dell'infanzia aderiscono tutti i desideri pulsionali inappagati che non vengono mai meno, i quali durante l'intera vita forniscono l'energia per la formazione dei sogni e ai quali si può ben accordare la facoltà di portare alla superficie, coinvolto nella loro spinta possente, anche il materiale sentito come penoso. E d'altra parte nella forma e nel modo in cui questo materiale viene riprodotto é inconfondibile lo sforzo del lavoro onirico, che vuol negare il dispiacere con la deformazione, trasformare la delusione in esaudimento. Nelle nevrosi traumatiche la situazione é diversa: qui i sogni sfociano regolarmente in uno sviluppo d'angoscia. Nulla di male, penso, ad ammettere che in questo caso la funzione del sogno viene meno. Non voglio appellarmi al detto che l'eccezione conferma la regola: la sua saggezza mi sembra molto dubbia. Ma é certo che l'eccezione non abolisce la regola. Se dall'intero meccanismo si isola a scopo di studio una singola prestazione psichica, come il sognare, si rende possibile scoprire le leggi che le sono proprie; quando la si reinserisce nella compagine, si deve essere preparati a trovare che questi risultati vengono oscurati e pregiudicati dallo scontro con altre forze. Noi diciamo che il sogno é un appagamento di desiderio: se volete tener conto delle ultime obiezioni, dite pure che il sogno é un tentativo di appagamento di desiderio. Chiunque sia in grado di penetrare nel dinamismo psichico non ci vedrà alcuna differenza. In determinate circostanze il sogno può imporre la sua intenzione solo in modo molto incompleto o deve rinunciarvi del tutto; la fissazione inconscia a un trauma sembra essere il primo fra questi impedimenti della funzione onirica. Mentre il dormiente non può non sognare, perché l'allentamento notturno della rimozione permette alla spinta emergente della fissazione traumatica di divenire attiva, qualcosa non funziona nel suo lavoro onirico, che vorrebbe trasformare in appagamento di desiderio le tracce mnestiche dell'evento traumatico. In queste circostanze può sopravvenire l'insonnia, si rinuncia al sonno per paura del naufragio della funzione del sogno. La nevrosi traumatica ci mostra qui un caso estremo, ma non si deve escludere che anche le esperienze dell'infanzia possano avere carattere traumatico, e non c'é bisogno di meravigliarsi se anche in altre condizioni si manifestano disturbi meno rilevanti nella prestazione del sogno.



NOTA 1: Nella Bibbia ("Giudici"): spiga o torrente.
NOTA 2: K . Schrötter, Zbl. Psychoan. volume 2, 638 (1912).
NOTA 3: S. Betlheim e H. Hartmann, Arch. Psychiat. Nervenkr. volume 72, 278 (1924).
NOTA 4: T. Reik, Int. Z. Psychoan., volume 6, 350 (1920). Reik cita R. Eisler, "Weltenmantel und Himmelszelt" (Monaco 1910) volume 2, pagine 599 seguenti.
NOTA 5: K. Abraham, "Il ragno come simbolo onirico" (1992).
NOTA 6: S. Ferenczi, "Il simbolismo del ponte" (1921) e "Il simbolismo del ponte e la leggenda di Don Giovanni" (1922).
NOTA 7: M. J. Eisler, Int. Z. (arztl.) Psychoan., volume 5, 295 (1919).
NOTA 8: F. Alexander, Int. Z. Psychoan., volume 11, 80 (1925).




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